lunedì 26 dicembre 2011

Up all night.

Taci. Ti prego taci. 
Smetti di parlare, di buttar fuori notizie, dettagli, aneddoti sulla tua vita di cui io non so nulla e, ti supplico, lasciami nella totale ignoranza.
Non penso sia una richiesta eclatante o impossibile; guarda, ti mostro io come si fa. Segui il mio esempio, unisci le labbra, serra i denti e tieni ferma la lingua. Vedi? E' semplice. Non ci vuole molto ad imparare. E' rilassante per te e per le mie orecchie stressate da tutte le tue inutili e vuote parole. Scommetto che anche tu adesso stai meglio. 
Invece di parlare sempre perchè non provi ogni tanto ad ascoltare? Perchè, invece di sovrastare e mettere a tacere, con la valanga di sillabe che pronunci, il tuo senso di disagio non provi ad ascoltare ciò che ha da dirti?
Magari potresti anche capire che alla fine non è così malvagio, ci potresti persino andar d'accordo se solo tu la smettessi di muoverti e di gesticolare freneticamente come un automa impazzito!
Te lo chiedo ancora una volta, per favore, taci.

venerdì 23 dicembre 2011

Lay me down to rest.

" Non si tratta di appartenenza, non si tratta mai di questo. 
Puoi dire complicità, condivisione, risa, sguardi, parole, fiducia, sincerità, affetto, ma non appartenenza. Nessuno spetta a nessuno, mai. Sarebbe brutto appartenere e non avere la possibilità di essere, con ciascuno, in maniera differente. Quindi non lasciare che sentimenti senza senso ti rovinino..e rovinino tante cose. 
Fidarsi non è un errore, è una dimostrazione di coraggio. Voler bene è una dimostrazione di coraggio. E se ti confidi con qualcuno, non stai togliendo parole destinate a qualcun altro. Sono tue e basta, non apparterranno a nessuno. E quando arriverà la persona giusta saprà raccoglierle dalla tua bocca e aiutarti a portare ogni peso, ogni paura.
Non appartenenza, ma condivisione e sostegno."

martedì 20 dicembre 2011

What if?

Non starmi così vicino. Mi togli il respiro. Non ho più la percezione del battito del mio cuore, ma il tuo, quello lo sento bene, quasi come pulsasse sangue nelle mie vene. Non vi è altro rumore. Non un suono, solo il tuo cuore che batte vigoroso e accellera. Accellera a dismisura e io fatico a stare al suo passo. In affanno come lamine affilate quel po' d'aria che riesco a rubarti raschia le pareti dei miei polmoni. Allontanati, ti prego. Lascia che io possa riprendere il controllo del mio corpo. Va via. 
Freddo, nonostante le tue mani esplodano di calore. Ghiaccio tra le dita e sul mio collo. 
So già che non reggerei la portata dei tuoi occhi traboccanti di felicità.
[Instabile. Ti lascerei strapparmi il cuore e trafiggerlo lentamente. Non farebbe poi così male. cit.]

domenica 18 dicembre 2011

I found myself in Happiness.

In un momento di smarrimento ho chiuso gli occhi per non dover sopportare ancora la luce e ho cercato di ricomporre il mio animo sfatto. Ti ho visto. Quasi fossi reale. Eri lì, ed eri proprio tu con quel tuo sorriso timido appena accennato sulle labbra, e le fossette sulle guance. Gli occhi semichiusi che mi scrutavano nella penombra. 
Non vedevo me, ma sapevo di esserci. Ero contenta, sollevata che la tua sola presenza potesse alleviare così tanto facilmente quello che io invece portavo dentro me come un fardello, il cui unico scopo era quello di ostacolarmi.
Ero al sicuro. Sotto le coperte. Per un attimo anche io ho sorriso ed ho avuto paura di farti del male perchè io stessa ero fonte di male, di quello stesso male che non mi lasciava la possibilità di respirare senza affanno.
Ho creduto davvero che potesse essere reale.
[Dovevo decisamente essere frebbricitante.]

venerdì 16 dicembre 2011

Would you lay with me and just forget the world?

Camminava. Camminava lentamente con passo cadenzato senza prestare attenzione agli altri passati, anche loro concentrati sulle proprie vite. Camminava e il suo cappotto rosso le si apriva ad ogni folata di vento. 
Svoltò a destra sapendo esattamente dove la stavano conducendo i suoi stivaletti marroni. Si fermò a guardare l'insegna luminosa di cui non si leggevano più tutte le lettere. Riabbassò lo sguardo e spinse la porta a vetro. La investì subito il calore dell'interno e l'odore di caffè bruciato, forse il nuovo cameriere non aveva ancora capito come si usava quella macchinetta. Sorrise al ricordo del suo essere così impacciato. Si sedette a quel tavolo, il solito, nell'angolo tra il muro e la vetrina, le piaceva non esser vista, ma poter guardare la gente affaccendata che passava sul marciapiede. Caffè, latte, due biscotti al cioccolato e due cucchiaini di zucchero. Calma. Silenzio interrotto solo da un mormorio sommesso di sottofondo. L'abitudine la faceva sentire come a casa, non aveva bisogno di preoccuparsi, non doveva temere nulla, poichè nulla che non fosse solito ed usuale sarebbe venuto a disturbarla in questo suo momento di monotona quotidianità. Spostò dietro l'orecchio una ciocca di capelli che le era venuta davanti al viso mentre sorseggiava il suo caffè e poi si lasciò cullare dal tepore proveniente da dietro la sue spalle. Si stava così bene lì che pensò di rimanere ancora. Qualsiasi cosa pur di posticipare il ritorno alla frenesia disordinata dei suoi pensieri che ora finalmente tacevano. Sapeva bene che bastava varcare quella soglia, mettere un solo piede fuori e tutto sarebbe ricominciato più confuso di prima. Sarebbe tornato il vento autunnale ad aprirle il cappotto facendola rabbrividire e sarebbero tornati ad urlare e stridere tutti quei pensieri nella sua testa. Troppi e troppo ingrovigliati per poter trovare la pazienza adatta a rimetterli al loro posto.
Quindi rimaneva là, seduta, con il naso nella sua tazza fumante, ferma nel suo piccolo pezzo di tranquillità.

mercoledì 14 dicembre 2011

You can break everything I am.

[ Ci sei dentro e per quanto possa esser scomodo non hai alternative.]
Il tocco incerto di quel dito sulle tue labbra che leggero ne disegna il contorno, quasi avesse paura di strapparne la pelle secca. Il pulsare del sangue nelle vene che riecheggia nei tuoi arti quasi fossero stanze buie e vuote e l'incapacità di reggere quello sgaurdo.
Avresti voluto poter fuggire. Semplice. Alzarti e andare via, ma non c'era alcuna via di fuga. Non potevi anche stavolta semplicemente tergiversare e cavartela con poco. Alzare i tacchi e andartene lasciando tutto così come era, senza badare troppo alle condizioni nelle quali lasci le cose dietro te. Stavolta non potevi chiudere nessuna porta. Non potevi abbassare lo sguardo. Non potevi fare nulla che avesse potuto in qualche modo essere il tuo riparo sicuro, caldo, accogliente.
Eppure nulla si è mosso. Statue immobili, come immersi in una realtà che nulla ha a che fare con il reale; è stato come trovarsi e dirsi addio nello stesso istante.

domenica 11 dicembre 2011

Tender lips.

Vorresti poter distogliere lo sguardo da così tanta bellezza. Mi inonda gli occhi ed iniziano a bruciare. Dovresti anche solo provare ad abbassare lo sguardo e riprendere fiato, per cercare di ritornare a respirare regolarmente. Eppure non ce la fai. Rimani immobile. Persa. Forse tutto questo non è reale? Forse se ti sposti un po' di lato smetterai di trafiggere il vetro con i tuoi occhi bramosi di confondersi tra l'arancio, il rosa e l'azzurro.
Un rumore alle tue spalle cattura per un attimo la tua attenzione, poi smette e ritorna il silenzio di prima ed anche tu ritorni ad immergerti completamente in questo tramonto che non sembra voler finire mai. 
Nell'angolo, sul davanzale, riesci appena a vedere con la coda dell'occhio un piccolo alberello colorato in verde e rosso, addobbo di natale che tanto stride con la luminosità proveniente da fuori che investe la stanza, te, e tutto ciò che c'è.

giovedì 8 dicembre 2011

You're my kryptonite.

Devi lasciar andare. E' tutto qui. Stavolta non si tratta degli altri, ma solo di te.
Lasciati andare. Annullati. Deve rimanere di te solo corpo inerme. Sciogli quel groviglio di schemi che ti tiene saldo alla realtà, ti conosce alla perfezione, sa già quale sarà la tua prossima azione, sa già come dovrai reagire.
Credevi non ci fosse scampo e invece ecco qui, ti viene data la possibilità di divenire un soffio, leggero, delicato.
Sballottolato qua e là da mani incerte, ma capaci, che vuoi o non vuoi, sono la tua unica sicurezza. In alto, lì ti porteranno se solo tu lascerai che per una volta sia qualcun' altro a decidere la tua strada.
Reclina il capo. Guarda il mondo al contrario e riuscirai a scorgere sorrisi che mai avevi visto, nascosti tra due labbra sottili, proprio lì, nell'angolo più remoto. E sono lì, per te.
Lasciati andare. ( il resto è altro).

domenica 27 novembre 2011

It will rain.

Un' odore tanto familiare. Pane tostato marmellata e caffèlatte. Un rifugio di impeccabile ordine. Colori caldi e le parole della radio a far da sveglia. In un momento di pura malinconia ritornò là, quasi ne fossi stata strappata inconsapevolmente, nulla è cambiato. Gli stessi odori, le stesse strette e fredde scale in pietra che avrei potuto salire anche ad occhi chiusi. Gli stessi sorrisi nonostante io fossi sempre intruso, ma un intruso che si sente a casa sua. E così sgattaiolare via nel silenzio della città che dorme ancora per esser parte di un risveglio al sapore di fragola appiccicosa. Seguire tutti i movimenti e sapere già quale sarà il prossimo in una sequenza ben prestabilita che conoscevamo entrambe a memoria. Doccia. Vestiti. Denti. Spazzola. E ancora un po' di radio.
Le domeniche mattine sono fatte per intrufolarsi (magari di nascosto) nel risveglio degli altri.

lunedì 21 novembre 2011

Stop the tape and rewind.

Prima uno, poi l'altro. Giù la cerniera al lato e via sfili lentamente i due stivaletti. Appoggi appena il palmo del piede sul freddo del pavimento e rabbrividisci.
Finalmente un po' di sollievo. Distendi le dita una ad una fino a riacquistarne la completa sensibilità. Provi un paio di passi e quasi perdi l'equilibrio. Come se ti avessero tolto la terra sotto i piedi. Barcolli. Barcolli nel buio spostandoti incerta fino ad accasciarti nell'angolo, fra la porta e il muro. Un formicolio ti prende e invade le appendici del tuo corpo. Troppo debole per contrastarlo cerchi di scacciarlo con la sola forza di volontà, ma rimani inerme. Ormai non più padrona di te stessa accogli il sonno che placa ogni cosa.

domenica 30 ottobre 2011

I wanna make you happy. I wanna make you feel life.

Adoro queste mattine qua, quando i raggi del sole timidamente filtrano dalle tende gettando ombre di arancione qua e là, un po' ovunque. Lo vedo anche ad occhi chiusi. Dei passi incerti si muovono verso la cucina. Rumore di stoviglie e profumo di caffè. E' possibile che sia già ora di alzarsi? Fa che non sia così, fa che non sia così..Mi giro di lato lentamente. Alzo le palpebre sempre molto lentamente e a tastoni prendo il telefono. Lo accendo ancora più lentamente. Tutta questa lentezza sta assopendo i miei sensi. Prima che il sonno mi raggiunga ancora riesco a scorgere un sei. Bene. Posso ancora godere del calduccio che c'è sotto le coperte. Mi raggomitolo su me stessa portando le ginocchia al petto e rimango così lasciando che Hypnos mi avvolga nel suo delicato abbraccio.

venerdì 28 ottobre 2011

No words to explain how much it hurts.

Qui con il naso fuori dalla finestra scruto il buio alla ricerca di qualche punto luminoso. Stavolta non lascio che i miei occhi si perdano tra le sfumature di arancione, rosso, rosa, azzurro, per poi dover fare fatica per tornare a guardare un po' più vicino, un po' meno lontano. Un rivolo di vento autunnale mi sfiora il viso facendomi rabbrividire quasi più di ciò che mi è davanti e che impercettibilmente ha rubato il mio sguardo. Timore. Tutta questa immensità osservata senza precautele spiazza. Eccolo. Un puntino lì ed uno qui, poco più vicino. Un altro là e poi là e ancora là. Contare sarebbe inutile. Non avrebbe inizio, nè fine. " E' sempre stato tutto qui. Tutto così. Perfetto e immenso. Senza l'aiuto di nessuno. Giorno dopo giorno." Non sarebbe male poter avere un posto tutto per sè lassù. Piccino. Tra un punto e l'altro. Magari essere anche tu uno di quei punti e ridere dei tentativi degli altri di assegnarti un numero ben preciso.

domenica 16 ottobre 2011

Hoping for the best, but expecting the worst.

[" La vita è quello che succede quando sei impegnato a fare altri progetti "]. 
Assorto nel pianificare e misurare meticolosamente ogni istante delle proprie giornate non ti rendi conto che tutto il resto continua a scorrere fuori dalla tua stanza, a tua insaputa. La gente intreccia i propi destini con il tuo e non te ne accorgi. Un grande via vai tutto intorno e tu fermo, immobile, bloccato in quell'istante che lo scorrere dei giorni consuma lentamente, ora dopo ora.
E' solo effimera illusione la convinzione di poter decidere ciò che accadrà nella tua vita domani, magari ti innamorerai e non lo saprai. E' insistente disperazione quella con cui ti aggrappi a ricordi che ormai hanno perso di valore.

domenica 2 ottobre 2011

I think I wanna marry you.

Prendi fiato. Blocca le spalle e il busto. Lascia libere le braccia. Trattieni il respiro. Immagina di avere qualcosa in mano e di doverla schiacciare. Provaci con tutte le tue forze, ma non fare mai toccare le mani l'una con l'altra e quando senti di non potercela più fare butta fuori l'aria, e con lei la tristezza, le delusioni, i sensi di colpa, le arrabbiature. Tutto. Tutto quello che di negativo da troppo tempo ormai soggiorna indisturbato dentro te. Urla. Così che venga fuori, che non possa, ancora una volta, trovare una scorciatoia. 
Butta fuori tutto quanto, prima che sia lui a farlo con te. 
E poi di nuovo..prendi fiato. Respira con leggerezza e torna a sorridere.

domenica 25 settembre 2011

A little bit of heaven. A little bit of hell.

Qui. Facendo un paio di calcoli, non che la matematica sia uno dei migliori passatempi, però, ogni tano capita..e quindi. Una montagna di studio meno due notti insonni, più quattro litri di caffè ingurgitati, diviso un quarto di buona volontà e moltiplicato tutto per una tremenda mestizia otteniamo..
e se poi si aggiungesse anche un improvviso raffreddore, allegramente accompagnato da dolori vari ad un imminente compleanno indesiderato, non è gran chè come risultato e questo colore pallido lo conferma.


domenica 18 settembre 2011

Even when we fight, it'll turn me on.

Quando tutto torna alla normalità lasciarsi avvinghiare dalle solite debolezze. Ogni cosa, immutata, ha aspettato che il sole e il caldo afoso scivolassero via dai tuoi ricordi come lui, senza far rumore, dal tuo letto. 
E ti ritrovi ad essere parte di un qualcosa che a suo modo ti fa sentire utile..eppure sfinisce.
Allora ci sono loro, dopo l'attesa a seguire un po' questo cammino che sembra non ricordare più la strada giusta. Una tazza di caffè per scrollarsi di dosso la pigrizia che è diventata l'abito più comodo da indossare. E di nuovo libri sul letto, cuscini per terra e vestiti sulla scrivania; guardare impotenti il disordine che sparge qua e là pezzi di quotidianità. Manca solo lei.

venerdì 9 settembre 2011

Angels to fly.

"Sarebbero mille e mille le cose che vorrei dire, ma le parole, quelle giuste, sembra che tutte quante siano andate a farsi un bel giretto chissà dove. E io me ne rimango con la penna in mano a fissare il bianco che quasi pare più vuoto di quello che è. Perchè capita..lei lo sa..Ci sono questi periodi in cui parlare di qualcosa nel modo più corretto [o, semplicemente come si vuole] , diventa un'impresa ardua, così tanto da decidere di lasciar perdere..
Bene. Credo si sia capito. Per adesso sono senza parole, sempre senza quelle giuste. E stavolta, mio malgrado, neanche il caffè, che è stato efficace contro la pigrizia e il malumore fa più effetto..lei capisce, non è vero?" - disse L. distesa nella penombra, girando la testa di lato e fissando interrogativa il suo interlocutore in attesa di una risposta, di un consenso. Silenzio. Tutto in quella stanza la metteva in soggezzione; persino l'odore intenso del tè alla liquirizia che fumante sbuffava da quella tazzina sul tavolo sembrava fosse lì per giudicarla. Giocherellava nervosamente con quella collanina che aveva appesa al collo e contava lo scorrere dei secondi seguendo il ticchettio delle lancette sul muro..
Ancora nessuna risposta.

mercoledì 7 settembre 2011

Never been ready.

Ancora partenze, le ultime di questa estate che sta per finire. 
Lasciare andare..lo sto facendo, ma mi ritrovo sempre qua a cercar conforto con i granelli di sabbia tra le dita dei piedi e il sale sulla pelle.
Fare i bagagli e metterci dentro un po' di felicità, di quella che dura, un po' di sole, per quando il cielo sarà coperto, un po' di sorrisi e magari anche un po' di te.
Un soffio di vento ed è già sera, cercare con lo sguardo il tramonto e rendersi conto che il sole è già sparito dietro l'orizzonte. Sono attimi. Attimi che fugono e non tornano. Non sentirsi pronti per tornare alla quotidianità.

martedì 6 settembre 2011

It's time.Tick Tack.

- E' la pioggia che picchia sul tetto?-
- Si, è la pioggia..-
Scendi le scale, apri la porta e sei fuori. La pioggia. Piccole gocce impertinenti che cadono dall'alto infrangendosi al suolo e bagnano ogni cosa. Tu, La ragazza dagli occhi velati lasci che ti inzuppino. Con le braccia aperte e la testa rivolta al cielo le guardi morire. Attimi di vita che sfuggono alle tue mani. Ricordi inesistenti. Lacrime vanagloriose ti rigano le guance. Lacrime che solo adesso puoi lasciar cadere, nessuno si accorgerebbe del tuo pianto così simile alla pioggia. Si è meno tristi quando anche il cielo piange.

lunedì 5 settembre 2011

Don't ask me why, and I'll tell you no lies.

Distesa qua socchiudi gli occhi. Ti giri di lato e abbracci il cuscino. L'odore di bucato pulito ti avvolge e ti lasci cullare dal silenzio che ti circonda. Le membra si rilassano. La senti la sua presenza qui al tuo fianco, il suo respiro che lento scandisce lo scorrere dei secondi. Lo vedi il suo volto nel buio mentre apre gli occhi e ti sorride. Lasci che il tuo respiro si intrecci con il suo. Una carezza. Leggera. Trovare conforto nella convinzione che sia tutta una bugia e chiedersi cosa fare di questi sentimenti che rimarranno sospesi qui a mezz'aria. 
Spostati un po' più in là.

venerdì 26 agosto 2011

I dare you to move.

Un petto traboccante di emozioni il suo. Sentirsi liberi. Sentirsi leggeri. Poter accarezzare il vento con le mani e riempirsi gli occhi di felicità. Una scarica di adrenalina. Un brivido su per la schiena. L'eco di tutte queste sensazioni nelle note di una canzone. Suonarla ancora. E ancora. Sentirla che rimbomba nelle viscere del proprio corpo. Farne parte. Essere anche tu musica e riempire l'aria. Insinuarsi nei pensieri degli altri e urlare sfacciati, nonostante le delusioni, nonostante le ferite. Per quelle c'è il tempo che con il suo scorrere allevia il dolore e punto dopo punto ricuce e rimargina la pelle.

martedì 23 agosto 2011

Late night sex, smoking cigarettes.

Tanto, il tempo passato dall'ultima volta che si era sentita così. In verità non ricordava esattamente se si fosse mai sentita realmente a questo modo. Troppo sbiaditi ormai i suoi ricordi si potevano raccogliere tutti in una scatola da scarpe. 
Era tutto così confuso, annebbiato, come se anche i suoi pensieri fossero immersi in quella nuvola di fumo che sempre l'avvolgeva.
Inspirava lentamente. Voleva sentire il fumo scenderle nei polmoni e graffiarle dentro prima di buttarlo fuori con un mezzo respiro. 
Le piaceva stare lì seduta e guardare la vita scorrerle davanti agli occhi, come stesse guardando un film in bianco e nero, come se quella non fosse la sua di vita. 
Immaginava fosse appartenuta a qualcun'altro e si domandava cose ne avrebbe fatto se fosse stato al suo posto, ma così non era. E lei continuava  a stare lì, a buttar fuori fumo e ricordi, sapendo che no, quella non sarebbe stata ancora l'ultima sigaretta.

domenica 21 agosto 2011

Don't let those petals fall, don't let them fall on you.

E' quel pezzo di perfetta quotidianità che manca. 
Qui. Troppo caldo sulla mia pelle per poter pensare, per trovare le forze necessarie a tenere tutta questa tristezza lontano da me. 
Io. Troppo stanca e affaticata per poter reagire, per poter non lasciarmi andare giù. 
Tu. Lontano. Ormai troppo perchè il mio pensiero possa raggiungerti e sussurrarti all'orecchio ancora una volta: " Grazie..".
VOLARE.TORNARE.PARTIRE.LASCIARE ANDARE.
Ecco, lasciare che tu parta, che con te parta un pezzo di me. Lasciare ancora il puzzle incompleto e, cosa più difficile ASPETTARE. Si, aspettare che tutto torni a posto.

lunedì 8 agosto 2011

Whe the sun goes down.

Stanchezza e umidità. Ti soffocano, ti sfiniscono.
Guardi fuori dal finestrino la notte che tutto mette a tacere, persino quella voce insistente che urlava: " No, no, no, no.." ha smesso di martellarti in testa.
Chiudi gli occhi. Un respiro profondo, quasi a voler riemergere da tutta quella tristezza.
Via. Il profumo di zucchero bruciato per le strade.
Via. I brividi del fresco della mattina.
Via. Le tegole che scricchiolano sotto la mouchette ad ogni minimo movimento.
Via. Il retrogusto dolciastro dopo un pasto un po' troppo piccante.
Via. I sorrisi di cortesia e l'imbarazzo di chi tra tante culture non sa descrivere la propria.
Via. Le strade affollate.
Via. La speranza di incontrarsi.
Via. L'odore della pioggia sul prato.
Via. La dolcezza di un muffin appena riscaldato.
Spogliarsi, pezzo per pezzo, di tutto quello che era vita quotidiana, lasciare tutto lì a giacere per terra, così che non sia più vita, ma ricordo.

domenica 7 agosto 2011

Cause I'd catch a grenade for ya.

Due settimane. 15 giorni. 360 ore passati in un'altra nazione a sforzarsi di parlare un'altra lingua, a vivere un'altra vita, che forse no, non è la mia.
Venire catapultati in un mondo completamente diverso e doversi adattare al modo di pensare, al modo di camminare per strada, a tutto.
Tornata. Neanche 24 ore. Essere riportati così, in un baleno, nel proprio mondo, tra la propria gente e non sentirsi più a casa.
A poche ore dal ritorno pensare: " Proprio ora che mi ero abituata al fatto che qui la gente anche alle 7 di mattina parla inglese, ed è già arrivato il tempo di tornare".
Un brivido quando l'aereo prende il volo, la sensazione di vuoto sotto di te e la consapevolezza di starsi lasciando tutto alle spalle.
No. No. No. No.

venerdì 22 luglio 2011

mercoledì 20 luglio 2011

Valige vuote. Ancora.

La senti sotto la pelle come fosse una scossa elettrica. Continuamente. Ti ricorda quanto poco tempo manchi e quanto ancora devi fare per esser pronta. 
E' più o meno una vita che fai il conto alla rovescia crocettando i giorni. Sono solo tre quelli per renderti conto che dovrai salire su quell'aereo e finalmente deciderti a volare.
Paura. Agitazione. Felicità. Nervosismo, che ormai tende all'isterico. Incredulità. Euforia. E forse anche un pizzico di tristezza affollano queste ore e sgomitando ti tengono compagnia.

domenica 17 luglio 2011

Non è per sempre.


Un sorriso. Un paio di occhi. Mani che si intrecciano. Vite che si rincorrono. Se ne stava lì. lei. Spettatrice e curiosa osservatrice di queste storie che aveva incontrato quando ormai l’età della spensieratezza e delle corse nei campi dietro il vento era finita.
Guardava con bramosia di conoscere ed immaginava come potessero essersi svolte le vicende senza poter chiedere, senza averne conferma.
Epoche diverse si susseguivano davanti al suo sguardo che come catturato la tratteneva lì.
Un istante ed anche lei si sentiva parte di quel pezzo di storia immortalata. Lei. Nata nell’oggi, ma figlia del passato.

sabato 16 luglio 2011

Pensando che no. Stavolta no.


Ora che non posso parlarne. Scrivo. Perché in fondo tutto questo cos’è? È perdizione. È vizio. È paura di non essere abbastanza. È gelosia. È possesso. È contatto. È appartenere a qualcuno. Sentire di essere parte integrante l’uno dell’altra. È essere, in qualche modo, speciale.
Ma no. Così non funziona e lo sappiamo entrambi. Forse tu un po’ meno. Forse tu non ti sei neanche posto il problema. Forse tu non hai affatto visto in questo un problema. In me.
Eppure io si. Lo vedo in te. Tu sei un mio problema. Una mia debolezza. Insomma sei vicino al divenire un tormento.
Solo che stavolta è diverso. Deve esserlo. Perché io proprio i compromessi non li sopporto. E con l’idea di essere solo un ripiego proprio non ci sono mai andata d’accordo.
Tu non mi appartieni. Non puoi. Tu non puoi essere quello che tempo fa io ti ho chiesto di non essere.
Quindi :
Caro cuore, ce ne sono molti altri su questo pianeta di ragazzi.
Con affetto, il cervello.

giovedì 14 luglio 2011

Make me wanna die.


Il vento impertinente sposta i capelli attaccati al collo sudato donandoti un po’ di refrigerio in tutta questa afa che attira gli insetti e toglie il respiro.
Fuori tutto scorre. Veloce. Lontano. I tuoi occhi non sanno più distinguere i confini che separano le distese dei campi che così diventano un tutt’uno arido e secco.
Una goccia di sudore audace percorre il lato del tuo viso e cade sul petto. La lasci fare, non hai le forze per muovere un solo arto.
Assonnata. Il viso solcato dalla stanchezza e dall’aver dormito troppo poco. Sfinita e allo stesso tempo ammaliata da tutto questo. Dal movimento continuo e regolare delle onde, dalla finezza della sabbia che si insinua persino nei tuoi pensieri, da tutte queste risate che riempiono l’aria e ti fanno venir voglia di sorridere.
Forse anche intimorita dalla debolezza della carne, che traditrice si concede al tocco di una carezza fugace e delicata.
Tra tutto questo ancora vento. Ancora caldo e affanno.

lunedì 11 luglio 2011

Alone.


Ogni tanto è bene sedersi e riflettere. Io lo faccio spesso e tolte le volte in cui non giungo ad alcuna conclusione le restanti riesco ad essere soddisfatta del risultato; per esempio oggi: oggi è un giorno particolare, è uno di quei giorni in cui guardando indietro si riesce a cogliere come le cose cambino inesorabilmente nella vita di ciascuno, in particolare nei legami. Alcuni di questi risultano troppo forti per esser distrutti dal semplice scorrere del tempo, altri troppo deboli. Poi ci sono quelli comodi o come piace chiamarli a me “ a ponte idrogeno” (solo chi studia biologia può capire a cosa mi riferisca), che cioè fanno da “ ponte” per un qualcos’altro, ma che sono troppo deboli per durare a lungo; ci sono anche quei legami forzati su cui ognuno si modella per dare il meno fastidio possibile, non per essere piacevole, ecc. ecc..ci sono così tanti tipi di legami che si instaurano tra la gente che sarebbe per me impossibile elencarli tutti qui. Quindi, con l’aiuto di un’amica, oggi, abbiamo provato a fare un disegno in cui abbiamo inserito le persone che crediamo siano più vicine a noi e, oltre al fatto che ci siamo accorte di come siano diminuite nel corso degli anni, abbiamo notato come ognuno di questi avesse un qualcosa in più o in meno che lo rende diverso e in un certo senso speciale. All’inizio c’era solo una folla indistinta di volti, poi abbiamo separato la gente che conosciamo, da quella con la quale non abbiamo mai avuto a che fare e qui già la situazione è cambiata; dopo, abbiamo diviso quelli con cui ci fermiamo al semplice saluto da lontano( in questa categoria rientrano anche quelli che non vanno oltre lo sguardo del sabato sera, i quali ovviamente hanno nomi che gli abbiamo attribuito noi del tipo “ secondo te quello come si chiama?”), a quelli con cui ci si ferma a parlare; poi ancora ci sono divisioni sotto suddivisioni per ciascuno, perché ci sono persone con cui ci si sbilancia di più ed altre con cui invece si sta molto attenti e insomma, in conclusione, togliendo noi, e l’amico da quattro chiacchiere ed una birra, non rimane gran ché. Perciò, siamo giunte alla conclusione che, nostro malgrado, qui bisogna trovare un compromesso!

mercoledì 6 luglio 2011

Vesper's goodbye.


Difficile ammetterlo. È difficile anche solo pensarlo. Ma dirlo. Dirlo sarebbe la cosa migliore. Eppure..eppure farlo significherebbe renderlo reale. La realtà, diversa dalla fantasia, dal sogno. Ma è a lei che devi rimanere attaccato. Non serve aggrapparsi alla speranza che magari qualcosa possa cambiare. Non accadrà, e tu lo sai. Lo sai meglio di chiunque.
Un bacio.
Brucia ancora sulle tue labbra.
Una lacrima.
Che timida affiora dai suoi occhi.
E la musica.
Quel bacio non è musica. Tutta la tua vita ha sempre avuto una colonna sonora. Qualsiasi ricordo. Ogni attimo che sia degno di esser ricordato ha un sottofondo.
Un suono. Un ritornello.
Ma quel bacio è muto. Non è neanche rumore.
Dimenticare?
No, improbabile. È ancora lì sulle tue labbra. Lo senti sotto il tocco indiscreto dei polpastrelli.
Ricordare?
Si, ricordare il silenzio. L’unico istante di silenzio. Ricordare è più semplice, perché quel bacio non era un inizio. Era un addio.

lunedì 4 luglio 2011

Unknown


Cammini sul marciapiede. Ti guardi intorno impaziente. Osservi chiunque ti passi di fianco per essere sicura che lui non ci sia, ed ogni volta che sospetti che possa essere in quel gruppetto là o tra quei due ragazzi, inizi a respirare a fatica, diventi quasi paonazza e abbassi lo sguardo per evitare di dover incrociare il suo.
Un leggero venticello soffia attraverso i tuoi capelli, fino al collo, ti fa rabbrividire. Rialzi lo sguardo e ti manca l’aria. Lui è lì. Di fronte a te, ma non ne sei sicura, il buio rende difficile distinguere bene la gente. Eppure c’è qualcosa che ti dice che sia lui. Una sensazione. Del disagio.
I vostri sguardi si incrociano. Percepisci la sua presenza ed è come se tacendo ti stesse chiedendo se davvero sei tu. Ti imponi di respirare regolarmente e abbassando la testa confermi i suoi dubbi.
Dopo il buio, più di prima. Tu e lui. Tu seduta sulla panchina sotto gli alberi e lui di fronte a te in piedi. Distoglie lo sguardo dalle tue mani incrociate in grembo e vieni incuriosita da un bagliore; i suoi occhi che riflettono il pallore della luna sono l’unica fonte di luce. Si avvicina e impercettibilmente sfiora la tua guancia con due dita. Brividi, brividi e ancora brividi che ti percorrono.
Il suo calore, il suo profumo, la sua voce, no, tu non esisti..e le sue labbra sulle tue, appena appoggiate. Impresse per sempre. No..tu non esisti. Non più. Non per me.
Un filo sottile tra sogno e realtà, tra arte e quotidianità. Così sottile da esser confuso e da confondere.

domenica 3 luglio 2011

Falling drops.


Ascolta. Socchiudi gli occhi e ascolta come la pioggia batte alla mia finestra. Come le migliaia di gocce che vengon giù si frantumano sui vetri e cadendo al suolo lasciano dietro di se una scia quasi impercettibile, piccole parti di sé.
Svegliati. Anche stamattina è arrivata la pioggia, che incessante cade. Ora apri gli occhi e guardala nel suo idillio, godine fino a che c’è. Poi, potrai addormentarti ancora.

giovedì 30 giugno 2011

Cassetti.


Qui. Provo a mettere in ordine i miei pensieri, a dividerli, quelli utili e quelli inutili, quelli importanti da quelli superflui. Ed eccoti. Ancora qua. Ormai non so cosa farmene del tuo ricordo che continua a perseguitarmi , ma so anche, che se dovessi decidere di lasciarti andare, di riporre il tuo pensiero in uno dei cassetti più remoti della mia mente, non resisterei un attimo in più di un ora esatta ad infrangere il sigillo che ti tiene lontano. Perché per quanto remoti e resistenti possano essere quei cassetti il bisogno che ho di te non lascerebbe la loro ben che minima traccia.
Vai via, ti cercherò, questo è vero, non posso prometterti che non lo farò, perché conosco i miei limiti, sono troppo stupida e negligente per scacciarti, quindi, mio caro pensiero, scappa fino a che sei in tempo.
Se dovessi raggiungerti non ci sarebbe per te più alcuna via di fuga dal labirinto della mia mente contorta.
Sei ancora qui?!Questo è davvero infantile, la tua presenza mi lacera, poco alla volta, sembra che tu ti diverta, se è davvero così fai male a pensare che ti lascerò presto in pace, tu sei la fonte della mia speranza, e come dicono gli antichi, quella è l’ultima a morire.
La tua testardaggine sarà la tua rovina.

martedì 28 giugno 2011

Sometimes is better.

- Salve!-
- Salve, mi scusi ci conosciamo?-
- Come? Non si ricorda di me?-
Imbarazzo.
- Ehm no. Veramente no..-
- Non si preoccupi, la capisco. È da tanto che non torno a farle visita.-
- No, ma guardi, ci deve essere un errore perché io proprio non la conosco!-
- Ne è sicura? Sono la vecchia inquilina di questo appartamento..lei abita qui adesso, vero?-
- Si, diciamo di si. Come mai quelle valige, sta partendo?-
- No, sono appena arrivata!-
Le mostra un mazzo di chiavi.
- Ma quelle chiavi sono le stesse che ho io..-
- Infatti, sono appena tornata. Sono la tua nuova coinquilina!-
Stupore. Un attimo di esitazione.
- Ah.. bene! Allora piacere.-
Le porge la mano.
- Piacere mio, sono la Realtà!-.

domenica 26 giugno 2011

Turn Right.


Hai cercato le sue mani. Nel buio, quando ti sei sentito perso hai cercato le sue. Perché sapevi di trovarci calore, sapevi che ti avrebbero accolto come hanno sempre fatto. Hai cercato le sue mani perché non ne hai mai trovate altre di così morbide e lisce, affusolate e ben strutturate, lineari, non un osso fuori posto. Con uno scatto fluente, dopo aver aspettato a lungo esitante gliele hai prese. Le sue nelle tue. Così che non potesse più scappare. Voltarsi ed andare via lasciandoti da solo. Così che tu potessi sentirla tra le tue dita: fragile e delicata. Le hai toccato i polpastrelli, uno ad uno e le hai accarezzato il dorso lentamente, come una carezza. È stato come ritrovarsi dopo tanto, perché le sue mani ti sono sempre piaciute. È stato come dirsi addio. Quelle mani, curate e calde, che come un abile artigiano trasformano la paura in tranquillità, senza che tu potessi accorgertene sono scivolate via dalle tue.

martedì 21 giugno 2011

Choise.


Capita di desiderare un bacio. Non più rubato fra due porte, frettoloso e malaccorto, ma dato e ricevuto in tranquillità ed armonia. Un bacio di bocca. Un bacio di mano. Uno scorcio di caviglia, un particolare della tempia, un profumo, una palpebra, una felicità traboccante, un’ eternità.

lunedì 20 giugno 2011

Terra e polvere.


Lava via la terra che da polvere diviene granelli. Lava via la terra e con essa vanno via le risate, gli occhi stanchi e assonnati. Le dita che tremano sotto il tocco dolce e freddo dell’acqua, solcate sui polpastrelli, annerite dalla polvere. Le spalle si sciolgono un muscolo alla volta. 
Non dovrai più soffrire. Non dovrai più voler riposarti ancora un po’. Il tempo ti è stato restituito. Lo sai, ti mancherà, eppure continua pure a sorridere.

martedì 7 giugno 2011

Tovagliette di carta.


Cercavo un nascondiglio in queste stanze vuote dai muri spogli e bianchi, dello stesso bianco della solitudine. Dovevo rimanere sola per poter frugare nei miei pensieri e metterli un po’ in ordine. Seduta sulle mattonelle fredde ero al sicuro da occhi indiscreti. Me ne stavo lì a fissare il vuoto intorno a me. No. Pensai. Non avrei dovuto sbirciare nella vita di chi non mi aveva invitato a farlo. Non erano affari miei. E ancora No. Non avrei dovuto percepire quella lieve fitta al petto. Non aveva senso e di certo non sarei stata io a trovargliene uno. E ovviamente No. Stare là non risolveva nulla.Eppure ci restai.

giovedì 2 giugno 2011

Can I have this dance?

Sono pochi i momenti come questo. Poche le possibilità di sentirsi così. Ridere. Ridere di gusto e averne pieno il petto. Correre. A piedi nudi sul prato nel bluastro della notte. E non essere soli. Si ferma un attimo, lei, per riprendere fiato, per riordinare i pensieri. La guarda, lui, catturato dal riflesso della luna nei suoi occhi. - Prendimi la mano- le dice. -Fai un bel respiro- lei sorride - e tienimi vicino- le sussurra avvicinandola a sè. Inizia a muoversi e lei con lui. Si lascia guidare incerta nei suoi passi. La tiene stretta e ogni volta che si allontana l'attira a sè ancora più vicino. Ballano. Loro. Come accade nei film. I fili d'erba fanno il solletico tra le dita dei piedi. Ci sono loro al mondo. Loro e questa melodia. Tutto il resto è solo rumore.

lunedì 23 maggio 2011

La miglior medicina.


Quando ridiamo, tutti gli organi del corpo ne vengono influenzati in modo positivo. Il respiro accelera, il che stimola diaframma, collo, stomaco, viso e spalle. Il riso aumenta la quantità di ossigeno presente nel sangue, fatto che non solo favorisce la guarigione da eventuali disturbi e migliora la circolazione, ma dilata i vasi in prossimità della superficie cutanea. Per questo diventiamo rossi in viso quando ridiamo. Il riso può inoltre abbassare la frequenza cardiaca, dilatare le arterie, stimolare l’appetito e bruciare calorie. Un minuto di riso genera quarantacinque minuti di rilassamento e cento risate equivalgono a un’attività aerobica quale dieci minuti di vogatore. Quindi, perché quei musi lunghi?

domenica 1 maggio 2011

giovedì 28 aprile 2011

Wherever you go.

Quegli occhi azzurri. Dello stesso colore dell'acqua del mare dopo una tempesta. Quegli occhi consumati e stanchi dalla gioia di essere ancora qui. Stasera. Insieme. 
Non ci avresti mai sperato. 
Non ci avresti mai creduto qualche mese fa. Sei qui. Con noi. Quegli occhi stasera raccontano le vicende di una vita vissuta intensamente, di ogni singolo battito fermato nel tempo. Quegli occhi che scrutano con avida curiosità ogni cosa, ogni gesto, ogni parola bramosi di scoprirci qualcosa di nuovo, di cambiato e di farlo proprio. Non lasciare che nulla ti scappi stasera. Perchè avresti potuto perdere tutto e invece no, sei ancora qui che poco alla volta ricomponi la tua vita. Quegli occhi sono ogni mio ricordo. Bentornata.

domenica 24 aprile 2011

Mind the gap.

Ci ho provato. Credimi. Mi hai chiesto di restare e io l'ho fatto. Sono rimasta e ho provato a vedere come si stava, cosa significasse essere un pezzo di te, se pur piccolo o quasi insignificante. Ora potrai anche non crederci, ma si stava bene, forse troppo. Anche il condividerti non era poi così male; eppure ne parlo già al passato, come se ormai non ci fosse più posto per me o come se io non volessi più occupare quel posto. E' una questione di principio. Prendila così.

giovedì 21 aprile 2011

Un sospiro.


Parlami. Parlami di un tramonto e dell’ombra di un cigno che nuota tranquillo nel lago, il cielo sfumato d’arancio e di rosa, riflettendosi nell’acqua cristallina, mossa appena dal nuotare del cigno e anch’essa, come uno specchio, si tinge d’arancio e di rosa ed è come se stesse per ingoiare il sole che poco alla volta scompare al di là delle montagne innevate. Il cigno solitario immerge la testa nell’acqua e quando ritorna in superficie è già buio, le stelle iniziano a costellare il cielo. Un sospiro.

mercoledì 20 aprile 2011

Go on.

Stando qua posso vedere ogni cosa.
Se mi concentro riesco a vedere le lacrime nei tuoi occhi che ti offuscano la vista. Le gocce sui rami spogli degli alberi alla sera, dopo la pioggia, quando ormai tutto tace. Posso percepire questa mia fedele compagna che è sempre qui, abita le mie viscere. Poi c'è la tua indifferenza che alimenta le mie stupide illusioni e allo stesso tempo prosciuga la mia speranza. Ancora. Il suono di quel pianoforte un po' stonato e il miagolio di quel gatto alla ricerca di una carezza. La tua voce e le sue guance. Il mio sorriso e il tuo tacito rifiuto. In questa sera vuota in cui fermarsi vuol dire farlo per sempre.

domenica 10 aprile 2011

Monologhi a due.


<< ho sempre saputo di non essere forte. Ho sempre saputo, sin dal giorno in cui per la prima volta l’amore ha bussato alla mia porta, di non essere in grado di gestire tutte queste emozioni che porta con se.
Piccola e immatura.
Così mi reputava mia madre quando entrando nella mia stanza mi trovò con lui. Me lo ripeté così tante volte nei mesi successivi che alla fine me ne convinsi.
Ero piccola, troppo ed immatura, troppo, per conoscere il valore effettivo dell’amore e di quel che comporta. 
Il disonore della famiglia.
La pecora nera.
La vergogna sulle bocche della gente.
Questo mi disse mio padre quando rimasi in cinta del sesso occasionale.
Ed ancora piccola ed immatura, forse questa volta anche un po’ stupida quando decisi di abortire. Se non lo avessi fatto, l’avrebbe fatto il disprezzo sul volto dei miei genitori e allora sarei morta io.
Istinto di sopravvivenza.
Così lo aveva chiamato la psicologa del riformatorio. Mi ero macchiata e mai sarei potuta essere di nuovo pulita come prima.
Non serve scappare.
Mi ha gridato lei prima che il treno partisse.
Piccola ed immatura.
Avevo confermato di esserlo e ne ero consapevole. Ora sono seduta qui, 20 gli anni passati dalla prima volta in cui avrei dovuto crescere, avrei dovuto diventare più forte. Invece no .
Piccola e immatura.
Piccola,  immatura e non ancora pronta ad essere madre.>>

domenica 3 aprile 2011

Capelli color grano.


Eccola. Finalmente era arrivata la primavera. Il sole splendeva in alto nel cielo e tu con addosso un vestitino blu di quelli non troppo pesanti, né troppo leggeri, i capelli color grano sciolti e arruffati come sempre; tutti gli sforzi per domarli erano risultati inutili. Poco più alta di un metro e con le gote ricoperte da migliaia di lentiggini. Ti sei tolta le scarpette da cerimonia che ti avevano arrossato i talloni ed hai iniziato a correre nel prato ben tagliato. Correvi in contro al sole quasi convinta di poterlo acciuffare e racchiuderlo nel palmo di una mano. La felicità. Ecco cosa eri in quel momento. Leggerezza. Quella che solo una bambina che corre tra l’erba può dare. Serenità. Un equilibrio un po’ instabile il tuo, ma un sorriso di zucchero a velo sulle labbra.
< torna qua!>
ha gridato la mamma.
< no, vieni tu qui con me! Corriamo insieme!>
un attimo di esitazione sul suo volto e quasi ci avevi sperato.
< torna qua e non fartelo ripetere..>
così sei tornata indietro con i fili d’erba incastrati tra le dita dei piedi e un sospiro nel petto.

mercoledì 30 marzo 2011

Without.


- Non capisco il senso di tutto questo..?!-
 - …-
 - Insomma, perché raccontarmi di lei? Di quello che è per te? Io cosa sono nella tua vita? Sono solo un volto passeggero..perché affidare le tue parole proprio a me?-
 -..sarai un volto passeggero nella mia vita solo se vorrai esserlo. Prova a restare e vedi come si sta; se starai scomoda non ti impedirò di andare via..-
 - In pratica un contratto a tempo indeterminato, privo di qualsiasi vincolo, giusto?-
- Esatto..-
- Quando voglio prendo la mia roba e me ne vado..-
- Si, proprio così..-
A parte.
(Deve essermi sicuramente sfuggito qualcosa!)

lunedì 28 marzo 2011

Fuori pioveva.


E ti senti in balia delle onde, nessuna riva ti sembra la tua meta, ma tu ce l’ hai una meta?
Seduta su questa sedia il movimento del mare ti prende, ti trascina via, ti stravolge, ti sbatte, ti svuota, ti smembra. Tu, non puoi fare niente per evitare tutto questo, quindi, l’unica cosa da fare e lasciare che ti porti con se.
Il taglio netto è sempre la cosa migliore. Sempre. Anche questa volta lo è stata. Nessun rimpianto, nessun rimorso, nessun senso di colpa, il problema non eri tu, ma neanche lui. Forse un problema neanche c’era, eppure una rottura ha risanato tante ferite che quasi distrattamente si erano lacerate.
Sorridi. Sorridi perché non hai lacrime per piangere.
Percorsa da brividi rimani inerme, non sai bene cosa sia, non sai bene perché stia affiorando proprio adesso, malinconia, o forse nostalgia, ma nostalgia di cosa? Nostalgia della sua assenza.
Prima non c’era, ma era come se ci fosse, ora non c’è, ma davvero non c’è. Il vuoto che ti riempie ha bisogno di essere colmato,ti sta lacerando. 
La favola del principe azzurro è qualcosa che se la vivi ci credi, ma non tutte le favole hanno il lieto fine, questa è solo una delle tante.
Sarebbe bello se potessi ancora credere, anche solo un po’.

domenica 27 marzo 2011

Una gerbera arancione.


Svegliarsi un po’ indolenziti. Rimanere abbracciati fino a che si è ancora assonnati. Poi alzarsi, un bacio fugace, latte e caffè, un biscotto, di quelli al cioccolato però, perché oggi è domenica e la domenica si può.
Una gerbera, un gerbera arancione, dello stesso colore del sole e un ricordo fugace.
Estati passate a rincorrere le nuvole spettatrici dello scorrere del tempo; prati immensi in cui giocare a nascondino e spaventarsi all’incontro di qualche piccolo essere sconosciuto con chissà quale storia da raccontare.
< Portami al mare >
< cosa?>
< Portami al mare!>.


domenica 13 marzo 2011

Qui. Con me.

Se mi stringessi tra le tue braccia ancora un po’ so che troverei quel calore che il sole non mi dona più. Se ti avvicinassi ancora un po’ potrei imprigionarti nelle mie mani e decidere di non lasciarti più andare. Se mi sorridessi ancora una volta potresti catturare il mio sguardo e lasciarlo appeso chissà dove. Se le tue mani sfiorassero le mie potrei indicarti quello che so. Se tu mi amassi o se l’amore ti avvolgesse io potrei essere qui. Io aspetto. Sono qui. Non un passo avanti né uno indietro. Ma tu. Dovrai decidere.

sabato 5 marzo 2011

The wrong foot


Quei giorni in cui tutto il mondo sembra essersi alzato con il piede sbagliato, persino il sole si nasconde imbronciato lì dietro le nuvole. Quei giorni in cui il microonde e la caffettiera hanno deciso di non funzionare l’uno e di funzionare male l’altro, ma nonostante il caffè bruciato, il latte freddo, il traffico e il ritardo tu, in quei giorni, sei stranamente felice. Tutti quanti sono arrabbiati, nervosi, isterici, perché forse anche loro hanno bevuto caffè bruciato e latte freddo a colazione. Unico modo per comunicare sono le urla. Le urla contro il niente, piene del più assoluto nulla e rivolte a nessuno. Eppure quando tutti urlano, tu sorridi.