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mercoledì 27 giugno 2012

A place that I call home.


Non c'è più bisogno di parole, non saprei che farmene. Le parole sono labili, passano di bocca in bocca, cambiano di suono, di tonalità, ma sono tutte ugualmente vuote. Sono futili speranze. Sono paglia che alimenta effimere illusioni. Di parole ne ho tante, stipate nei cassetti, nascoste sotto il materasso, le porto ovunque, sono sempre con me, nella mia mente, nelle mie tasche, ma adesso non so più che farmene. Sono troppe, troppo ingombranti. Sono inutili  e superficiali. Per una volta nella vita non penso più all'attimo che tanto passerà, ma a tutto ciò che poi ne rimarrà.
Vuoto e solitudine.
Ed è allora che ti chiedo un amore incondzionato, piuttosto che mille baci proibiti e infinite parole. 
Amami.
E il sorriso sarà padrone delle mie labbra.

domenica 20 maggio 2012

Take off your pants and your jacket.

Vestiti e vieni via con me.Ora che di ciò che è stato rimane solo un labile ricordo che a stento ritorna alla memoria.Ora che lottare per un posto nella tua quotidianità sarebbe completamente inutile. Ora che, dopo tutte le metamorfosi, non saremo mai più ciò che eravamo, vestiti e vieni via con me.

mercoledì 18 aprile 2012

It's like I'm the one you love to hate, but not today.

La guardò distesa accanto a lui. Come un unico corpo si adattò al suo respiro nel silenzio di una casa abbandonata. Sollevava appena le lenzuola poggiate sull'addome e lentamente l'ossigeno entrava in circolo riportando la calma e la tranquillità. Sicurezza. Saperla lì, sapere che gli sarebbe bastato anche solo muovere la mano di qualche millimetro e l'avrebbe trovata ad occupare il vuoto al suo fianco. Corpi a contatto. Le sue cosce ancora accaldate, percepirne la consistenza attraverso le sottili coperte. Bianco e rosa carne, quasi pallido, quasi un unico colore. Le gote arrossate e le labbra socchiuse in un eterno bacio. Lei. Inerme. Indifesa. L'odore dei suoi capelli tra le dita. 
"...ricordo che mi mancava il respiro. Il mio mondo in quel momento erano le sue mani. Sentivo il suo cuore, veloce. Le sue labbra, il mio respiro affannoso. Le mani che cercano, che trovano centimetri di pelle.Non so se avevo paura. No, non era paura. Forse non era neppure piacere. Era scoperta, era crescere. In qualche modo. Tremavo. Le parole strozzate in gola e tra noi il silenzio. Un silenzio strano. Un parlarsi senza parole. Un non capire più nulla. Tremavo ancora. La paura è venuta dopo."
Ecco. Ora puoi lentamente lasciarti andare. Non importa più nulla. Né l’ipocrisia, né la cattiveria. Ci sei solo tu tra queste lenzuola bianche, tu e la tua nostalgia che, fedele compagna, giace accanto a te in silenzio. Brucia la pelle là dove le sue mani si sono posate anche solo fugacemente. Brucia il suo ricordo a contatto con la realtà. Chiudi gli occhi e sogna, forse stavolta sarai più fortunato, la troverai là, solo per te.

giovedì 5 aprile 2012

Don't let 'em inside your head.


Capita così, sempre allo stesso modo. Ormai dovresti esserci abituata, eppure ti coglie sempre alla sprovvista, sempre quando è meno opportuno. Sempre quando sei più debole. Dovresti anche aver imparato a reagire, a non rimanere spiazzata con gli occhi persi nel vuoto, eppure non accade mai. O almeno non fino ad ora.
Hai letto da qualche parte che “ l’amore è il cancro che tutti vorremmo avere”, peccato che quello non era amore, questo non è amore. E’ qualcosa che ha i contorni della malattia, un misto tra ossessione e follia, simile alla paura, dalle sembianze troppo vicine all’ annullarsi.
Un terribile mal di testa, tiri il piumone fino a ricoprirti il viso a metà e te ne stai là, immobile, a godere ancora per un poco del tepore che c’è lì sotto. Come avessi un trapano in testa lo senti martellare sulle tempie e per un attimo pensi di urlare, forse così la smetterà. Anche se hai gli occhi chiusi percepisci i raggi del sole che pigro si affaccia alla tua finestra gettando ombre di arancione qua e là. Adori questi brevi istanti prima del caos che riempie le tue giornate.
Provi a muovere un braccio per riprendere coscienza del tuo corpo, ma non risponde, in compenso una miriade di fastidiosi pizzichi ti si cosparge addosso. Adesso vorresti davvero urlare, ma non lo fai. Borbotti qualcosa e ti accorgi che la tua gola raschia, quasi come se avessi fumato un intero pacchetto di sigarette. Silenzio. Troppo per essere un giorno al centro della settimana. I rumori consueti sembrano assenti, niente odore di caffè, niente cucchiaini che sbattono pigramente nelle tazze, nessuno chiude ed apre in continuazione la porta del bagno, assolutamente niente. Possibile? Socchiudi gli occhi e il fracasso nella tua testa esplode. No. No. No. Meglio di no. Li richiudi subito e tutto torna solo dentro te, ovattato dalle pareti della tua mente.

martedì 31 gennaio 2012

Go, jump in the river.

[Avviso di servizio: si ricorda che riferimenti a fatti, cose, persone e luoghi sono puramente casuali.]

Vorrei non essere in grado di parlare quando le uniche parole che affollano la mia mente sono: vai a quel paese, per essere gentili. Vorrei non saper pensare ed avere il totale controllo sulle idee che ogni tanto nascono dal nulla e che poi si trasformano in parole, quelle solite parole: vai a quel paese, sempre per esser gentili. Vorrei non dover guardare, non dover ascoltare. Vorrei non dover essere qui. E ancora vorrei non saper sognare, vorrei poter dimenticare non appena apro gli occhi. Vorrei non dover ricordare. Ricordare di aver cercato altro e invece aver sognato te.
Fottutamente sbagliato. Tutto è fottutamente sbagliato.
Io non dovrei essere qui. Tu non dovresti essere lì. Noi non dovremmo essere così distanti. Eppure lo siamo. Sempre. E io mi uccido di scazzo mentre tu sorridi come se nulla fosse, come se non ricordassi, come se la cosa non ti ossessionasse. Ricordi quelle poche parole? Lo dicevi anche tu: simple but effective.
Le ricordi? Beh, io le ricordo eccome. Ce le ho tutte belle e stampate in fronte. E la gente che mi incontra sembra leggermele addosso, poi giustamente gira i tacchi e se ne va. Poche parole. Per essere gentili ovviamente. Quello sempre. Basta che il concetto sia chiaro.
E smettila. Smettila perchè tanto non rispondo più.
Trovati qualcun altro che sia in grado di resistere perchè io scoppio. Sono esausta, abbandonata al lato della strada. Sono la foto ingiallita, l'intonaco scrostato. Sono satura. Da coma etilico. Hai presente?

martedì 20 dicembre 2011

What if?

Non starmi così vicino. Mi togli il respiro. Non ho più la percezione del battito del mio cuore, ma il tuo, quello lo sento bene, quasi come pulsasse sangue nelle mie vene. Non vi è altro rumore. Non un suono, solo il tuo cuore che batte vigoroso e accellera. Accellera a dismisura e io fatico a stare al suo passo. In affanno come lamine affilate quel po' d'aria che riesco a rubarti raschia le pareti dei miei polmoni. Allontanati, ti prego. Lascia che io possa riprendere il controllo del mio corpo. Va via. 
Freddo, nonostante le tue mani esplodano di calore. Ghiaccio tra le dita e sul mio collo. 
So già che non reggerei la portata dei tuoi occhi traboccanti di felicità.
[Instabile. Ti lascerei strapparmi il cuore e trafiggerlo lentamente. Non farebbe poi così male. cit.]

domenica 18 dicembre 2011

I found myself in Happiness.

In un momento di smarrimento ho chiuso gli occhi per non dover sopportare ancora la luce e ho cercato di ricomporre il mio animo sfatto. Ti ho visto. Quasi fossi reale. Eri lì, ed eri proprio tu con quel tuo sorriso timido appena accennato sulle labbra, e le fossette sulle guance. Gli occhi semichiusi che mi scrutavano nella penombra. 
Non vedevo me, ma sapevo di esserci. Ero contenta, sollevata che la tua sola presenza potesse alleviare così tanto facilmente quello che io invece portavo dentro me come un fardello, il cui unico scopo era quello di ostacolarmi.
Ero al sicuro. Sotto le coperte. Per un attimo anche io ho sorriso ed ho avuto paura di farti del male perchè io stessa ero fonte di male, di quello stesso male che non mi lasciava la possibilità di respirare senza affanno.
Ho creduto davvero che potesse essere reale.
[Dovevo decisamente essere frebbricitante.]

mercoledì 14 dicembre 2011

You can break everything I am.

[ Ci sei dentro e per quanto possa esser scomodo non hai alternative.]
Il tocco incerto di quel dito sulle tue labbra che leggero ne disegna il contorno, quasi avesse paura di strapparne la pelle secca. Il pulsare del sangue nelle vene che riecheggia nei tuoi arti quasi fossero stanze buie e vuote e l'incapacità di reggere quello sgaurdo.
Avresti voluto poter fuggire. Semplice. Alzarti e andare via, ma non c'era alcuna via di fuga. Non potevi anche stavolta semplicemente tergiversare e cavartela con poco. Alzare i tacchi e andartene lasciando tutto così come era, senza badare troppo alle condizioni nelle quali lasci le cose dietro te. Stavolta non potevi chiudere nessuna porta. Non potevi abbassare lo sguardo. Non potevi fare nulla che avesse potuto in qualche modo essere il tuo riparo sicuro, caldo, accogliente.
Eppure nulla si è mosso. Statue immobili, come immersi in una realtà che nulla ha a che fare con il reale; è stato come trovarsi e dirsi addio nello stesso istante.

giovedì 8 dicembre 2011

You're my kryptonite.

Devi lasciar andare. E' tutto qui. Stavolta non si tratta degli altri, ma solo di te.
Lasciati andare. Annullati. Deve rimanere di te solo corpo inerme. Sciogli quel groviglio di schemi che ti tiene saldo alla realtà, ti conosce alla perfezione, sa già quale sarà la tua prossima azione, sa già come dovrai reagire.
Credevi non ci fosse scampo e invece ecco qui, ti viene data la possibilità di divenire un soffio, leggero, delicato.
Sballottolato qua e là da mani incerte, ma capaci, che vuoi o non vuoi, sono la tua unica sicurezza. In alto, lì ti porteranno se solo tu lascerai che per una volta sia qualcun' altro a decidere la tua strada.
Reclina il capo. Guarda il mondo al contrario e riuscirai a scorgere sorrisi che mai avevi visto, nascosti tra due labbra sottili, proprio lì, nell'angolo più remoto. E sono lì, per te.
Lasciati andare. ( il resto è altro).

venerdì 28 ottobre 2011

No words to explain how much it hurts.

Qui con il naso fuori dalla finestra scruto il buio alla ricerca di qualche punto luminoso. Stavolta non lascio che i miei occhi si perdano tra le sfumature di arancione, rosso, rosa, azzurro, per poi dover fare fatica per tornare a guardare un po' più vicino, un po' meno lontano. Un rivolo di vento autunnale mi sfiora il viso facendomi rabbrividire quasi più di ciò che mi è davanti e che impercettibilmente ha rubato il mio sguardo. Timore. Tutta questa immensità osservata senza precautele spiazza. Eccolo. Un puntino lì ed uno qui, poco più vicino. Un altro là e poi là e ancora là. Contare sarebbe inutile. Non avrebbe inizio, nè fine. " E' sempre stato tutto qui. Tutto così. Perfetto e immenso. Senza l'aiuto di nessuno. Giorno dopo giorno." Non sarebbe male poter avere un posto tutto per sè lassù. Piccino. Tra un punto e l'altro. Magari essere anche tu uno di quei punti e ridere dei tentativi degli altri di assegnarti un numero ben preciso.

venerdì 9 settembre 2011

Angels to fly.

"Sarebbero mille e mille le cose che vorrei dire, ma le parole, quelle giuste, sembra che tutte quante siano andate a farsi un bel giretto chissà dove. E io me ne rimango con la penna in mano a fissare il bianco che quasi pare più vuoto di quello che è. Perchè capita..lei lo sa..Ci sono questi periodi in cui parlare di qualcosa nel modo più corretto [o, semplicemente come si vuole] , diventa un'impresa ardua, così tanto da decidere di lasciar perdere..
Bene. Credo si sia capito. Per adesso sono senza parole, sempre senza quelle giuste. E stavolta, mio malgrado, neanche il caffè, che è stato efficace contro la pigrizia e il malumore fa più effetto..lei capisce, non è vero?" - disse L. distesa nella penombra, girando la testa di lato e fissando interrogativa il suo interlocutore in attesa di una risposta, di un consenso. Silenzio. Tutto in quella stanza la metteva in soggezzione; persino l'odore intenso del tè alla liquirizia che fumante sbuffava da quella tazzina sul tavolo sembrava fosse lì per giudicarla. Giocherellava nervosamente con quella collanina che aveva appesa al collo e contava lo scorrere dei secondi seguendo il ticchettio delle lancette sul muro..
Ancora nessuna risposta.

domenica 21 agosto 2011

Don't let those petals fall, don't let them fall on you.

E' quel pezzo di perfetta quotidianità che manca. 
Qui. Troppo caldo sulla mia pelle per poter pensare, per trovare le forze necessarie a tenere tutta questa tristezza lontano da me. 
Io. Troppo stanca e affaticata per poter reagire, per poter non lasciarmi andare giù. 
Tu. Lontano. Ormai troppo perchè il mio pensiero possa raggiungerti e sussurrarti all'orecchio ancora una volta: " Grazie..".
VOLARE.TORNARE.PARTIRE.LASCIARE ANDARE.
Ecco, lasciare che tu parta, che con te parta un pezzo di me. Lasciare ancora il puzzle incompleto e, cosa più difficile ASPETTARE. Si, aspettare che tutto torni a posto.

lunedì 8 agosto 2011

Whe the sun goes down.

Stanchezza e umidità. Ti soffocano, ti sfiniscono.
Guardi fuori dal finestrino la notte che tutto mette a tacere, persino quella voce insistente che urlava: " No, no, no, no.." ha smesso di martellarti in testa.
Chiudi gli occhi. Un respiro profondo, quasi a voler riemergere da tutta quella tristezza.
Via. Il profumo di zucchero bruciato per le strade.
Via. I brividi del fresco della mattina.
Via. Le tegole che scricchiolano sotto la mouchette ad ogni minimo movimento.
Via. Il retrogusto dolciastro dopo un pasto un po' troppo piccante.
Via. I sorrisi di cortesia e l'imbarazzo di chi tra tante culture non sa descrivere la propria.
Via. Le strade affollate.
Via. La speranza di incontrarsi.
Via. L'odore della pioggia sul prato.
Via. La dolcezza di un muffin appena riscaldato.
Spogliarsi, pezzo per pezzo, di tutto quello che era vita quotidiana, lasciare tutto lì a giacere per terra, così che non sia più vita, ma ricordo.

mercoledì 20 luglio 2011

Valige vuote. Ancora.

La senti sotto la pelle come fosse una scossa elettrica. Continuamente. Ti ricorda quanto poco tempo manchi e quanto ancora devi fare per esser pronta. 
E' più o meno una vita che fai il conto alla rovescia crocettando i giorni. Sono solo tre quelli per renderti conto che dovrai salire su quell'aereo e finalmente deciderti a volare.
Paura. Agitazione. Felicità. Nervosismo, che ormai tende all'isterico. Incredulità. Euforia. E forse anche un pizzico di tristezza affollano queste ore e sgomitando ti tengono compagnia.

sabato 16 luglio 2011

Pensando che no. Stavolta no.


Ora che non posso parlarne. Scrivo. Perché in fondo tutto questo cos’è? È perdizione. È vizio. È paura di non essere abbastanza. È gelosia. È possesso. È contatto. È appartenere a qualcuno. Sentire di essere parte integrante l’uno dell’altra. È essere, in qualche modo, speciale.
Ma no. Così non funziona e lo sappiamo entrambi. Forse tu un po’ meno. Forse tu non ti sei neanche posto il problema. Forse tu non hai affatto visto in questo un problema. In me.
Eppure io si. Lo vedo in te. Tu sei un mio problema. Una mia debolezza. Insomma sei vicino al divenire un tormento.
Solo che stavolta è diverso. Deve esserlo. Perché io proprio i compromessi non li sopporto. E con l’idea di essere solo un ripiego proprio non ci sono mai andata d’accordo.
Tu non mi appartieni. Non puoi. Tu non puoi essere quello che tempo fa io ti ho chiesto di non essere.
Quindi :
Caro cuore, ce ne sono molti altri su questo pianeta di ragazzi.
Con affetto, il cervello.

giovedì 30 giugno 2011

Cassetti.


Qui. Provo a mettere in ordine i miei pensieri, a dividerli, quelli utili e quelli inutili, quelli importanti da quelli superflui. Ed eccoti. Ancora qua. Ormai non so cosa farmene del tuo ricordo che continua a perseguitarmi , ma so anche, che se dovessi decidere di lasciarti andare, di riporre il tuo pensiero in uno dei cassetti più remoti della mia mente, non resisterei un attimo in più di un ora esatta ad infrangere il sigillo che ti tiene lontano. Perché per quanto remoti e resistenti possano essere quei cassetti il bisogno che ho di te non lascerebbe la loro ben che minima traccia.
Vai via, ti cercherò, questo è vero, non posso prometterti che non lo farò, perché conosco i miei limiti, sono troppo stupida e negligente per scacciarti, quindi, mio caro pensiero, scappa fino a che sei in tempo.
Se dovessi raggiungerti non ci sarebbe per te più alcuna via di fuga dal labirinto della mia mente contorta.
Sei ancora qui?!Questo è davvero infantile, la tua presenza mi lacera, poco alla volta, sembra che tu ti diverta, se è davvero così fai male a pensare che ti lascerò presto in pace, tu sei la fonte della mia speranza, e come dicono gli antichi, quella è l’ultima a morire.
La tua testardaggine sarà la tua rovina.

domenica 26 giugno 2011

Turn Right.


Hai cercato le sue mani. Nel buio, quando ti sei sentito perso hai cercato le sue. Perché sapevi di trovarci calore, sapevi che ti avrebbero accolto come hanno sempre fatto. Hai cercato le sue mani perché non ne hai mai trovate altre di così morbide e lisce, affusolate e ben strutturate, lineari, non un osso fuori posto. Con uno scatto fluente, dopo aver aspettato a lungo esitante gliele hai prese. Le sue nelle tue. Così che non potesse più scappare. Voltarsi ed andare via lasciandoti da solo. Così che tu potessi sentirla tra le tue dita: fragile e delicata. Le hai toccato i polpastrelli, uno ad uno e le hai accarezzato il dorso lentamente, come una carezza. È stato come ritrovarsi dopo tanto, perché le sue mani ti sono sempre piaciute. È stato come dirsi addio. Quelle mani, curate e calde, che come un abile artigiano trasformano la paura in tranquillità, senza che tu potessi accorgertene sono scivolate via dalle tue.

domenica 24 aprile 2011

Mind the gap.

Ci ho provato. Credimi. Mi hai chiesto di restare e io l'ho fatto. Sono rimasta e ho provato a vedere come si stava, cosa significasse essere un pezzo di te, se pur piccolo o quasi insignificante. Ora potrai anche non crederci, ma si stava bene, forse troppo. Anche il condividerti non era poi così male; eppure ne parlo già al passato, come se ormai non ci fosse più posto per me o come se io non volessi più occupare quel posto. E' una questione di principio. Prendila così.