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lunedì 8 aprile 2013

Io soffro lo stress, sono stanco e fuori forma.

Vorrei prendermi una pausa dal mondo. Addormentarmi e non dovermi svegliare. Smettere di essere, di pensare, di fare. Non per molto, il giusto. Sparire, annullarsi e poi ritornare.

giovedì 30 agosto 2012

Si può amare da morire, ma morire d'amore no.

Come un pugno nello stomaco.
Mi manca l'aria e queste lacrime sembrano l'unico modo che ho per lavare via questa tristezza.
" Le partenze, le distanze, hanno un sapore tutto loro, amaro di nostalgia e del bisogno più intimo e incomprensibile. Lasciano con la speranza sottile che qualcuno, da qualche parte, ogni tanto, pensi a te."
Qualcuno mi ha detto.

martedì 28 febbraio 2012

Don't you remember?

[Domandanosi perchè i piatti sporchi sprechino energie a sistemarsi in pile ordinate, quando sarebbe molto più semplice se si lavassero da soli!]

sabato 18 febbraio 2012

I won't let you close enough to hurt me.

Quando ti volterai a guardare indietro io non sarò più qui. Dopo aver sepolto il mio essere sotto strati di indifferenza non puoi dirmi di non averlo voluto. Gli occhi. Le mani. Le guance. Tutto qui. I tuoi occhi. Le tue mani, le tue guance. Solo questo. Nient'altro. Avrei potuto dire altro, avrei potuto dire: tutto. Però non è così, è solo questo che per me non c'è. Non ci sei tu. Non c'è la più piccola speranza di svegliarsi ed accorgersi che è stata tutta una bugia. Una enorme bugia, che non è vero che se allungo il braccio di lato, troverò solo il freddo tra le lenzuola.
Eppure ogni mattina è sempre uguale a quella precedente. Anche adesso che, fiocco dopo fiocco, tutto si ricopre di bianco, sarebbe troppo per me. Aprire le braccia e lasciarti entrare, lasciare che tu possa riscaldarmi con un abbraccio, che io possa trovare conforto nel tuo petto. Rimani dove sei. Non voltarti.
 

martedì 31 gennaio 2012

Go, jump in the river.

[Avviso di servizio: si ricorda che riferimenti a fatti, cose, persone e luoghi sono puramente casuali.]

Vorrei non essere in grado di parlare quando le uniche parole che affollano la mia mente sono: vai a quel paese, per essere gentili. Vorrei non saper pensare ed avere il totale controllo sulle idee che ogni tanto nascono dal nulla e che poi si trasformano in parole, quelle solite parole: vai a quel paese, sempre per esser gentili. Vorrei non dover guardare, non dover ascoltare. Vorrei non dover essere qui. E ancora vorrei non saper sognare, vorrei poter dimenticare non appena apro gli occhi. Vorrei non dover ricordare. Ricordare di aver cercato altro e invece aver sognato te.
Fottutamente sbagliato. Tutto è fottutamente sbagliato.
Io non dovrei essere qui. Tu non dovresti essere lì. Noi non dovremmo essere così distanti. Eppure lo siamo. Sempre. E io mi uccido di scazzo mentre tu sorridi come se nulla fosse, come se non ricordassi, come se la cosa non ti ossessionasse. Ricordi quelle poche parole? Lo dicevi anche tu: simple but effective.
Le ricordi? Beh, io le ricordo eccome. Ce le ho tutte belle e stampate in fronte. E la gente che mi incontra sembra leggermele addosso, poi giustamente gira i tacchi e se ne va. Poche parole. Per essere gentili ovviamente. Quello sempre. Basta che il concetto sia chiaro.
E smettila. Smettila perchè tanto non rispondo più.
Trovati qualcun altro che sia in grado di resistere perchè io scoppio. Sono esausta, abbandonata al lato della strada. Sono la foto ingiallita, l'intonaco scrostato. Sono satura. Da coma etilico. Hai presente?

lunedì 26 dicembre 2011

Up all night.

Taci. Ti prego taci. 
Smetti di parlare, di buttar fuori notizie, dettagli, aneddoti sulla tua vita di cui io non so nulla e, ti supplico, lasciami nella totale ignoranza.
Non penso sia una richiesta eclatante o impossibile; guarda, ti mostro io come si fa. Segui il mio esempio, unisci le labbra, serra i denti e tieni ferma la lingua. Vedi? E' semplice. Non ci vuole molto ad imparare. E' rilassante per te e per le mie orecchie stressate da tutte le tue inutili e vuote parole. Scommetto che anche tu adesso stai meglio. 
Invece di parlare sempre perchè non provi ogni tanto ad ascoltare? Perchè, invece di sovrastare e mettere a tacere, con la valanga di sillabe che pronunci, il tuo senso di disagio non provi ad ascoltare ciò che ha da dirti?
Magari potresti anche capire che alla fine non è così malvagio, ci potresti persino andar d'accordo se solo tu la smettessi di muoverti e di gesticolare freneticamente come un automa impazzito!
Te lo chiedo ancora una volta, per favore, taci.

venerdì 23 dicembre 2011

Lay me down to rest.

" Non si tratta di appartenenza, non si tratta mai di questo. 
Puoi dire complicità, condivisione, risa, sguardi, parole, fiducia, sincerità, affetto, ma non appartenenza. Nessuno spetta a nessuno, mai. Sarebbe brutto appartenere e non avere la possibilità di essere, con ciascuno, in maniera differente. Quindi non lasciare che sentimenti senza senso ti rovinino..e rovinino tante cose. 
Fidarsi non è un errore, è una dimostrazione di coraggio. Voler bene è una dimostrazione di coraggio. E se ti confidi con qualcuno, non stai togliendo parole destinate a qualcun altro. Sono tue e basta, non apparterranno a nessuno. E quando arriverà la persona giusta saprà raccoglierle dalla tua bocca e aiutarti a portare ogni peso, ogni paura.
Non appartenenza, ma condivisione e sostegno."

venerdì 28 ottobre 2011

No words to explain how much it hurts.

Qui con il naso fuori dalla finestra scruto il buio alla ricerca di qualche punto luminoso. Stavolta non lascio che i miei occhi si perdano tra le sfumature di arancione, rosso, rosa, azzurro, per poi dover fare fatica per tornare a guardare un po' più vicino, un po' meno lontano. Un rivolo di vento autunnale mi sfiora il viso facendomi rabbrividire quasi più di ciò che mi è davanti e che impercettibilmente ha rubato il mio sguardo. Timore. Tutta questa immensità osservata senza precautele spiazza. Eccolo. Un puntino lì ed uno qui, poco più vicino. Un altro là e poi là e ancora là. Contare sarebbe inutile. Non avrebbe inizio, nè fine. " E' sempre stato tutto qui. Tutto così. Perfetto e immenso. Senza l'aiuto di nessuno. Giorno dopo giorno." Non sarebbe male poter avere un posto tutto per sè lassù. Piccino. Tra un punto e l'altro. Magari essere anche tu uno di quei punti e ridere dei tentativi degli altri di assegnarti un numero ben preciso.

domenica 2 ottobre 2011

I think I wanna marry you.

Prendi fiato. Blocca le spalle e il busto. Lascia libere le braccia. Trattieni il respiro. Immagina di avere qualcosa in mano e di doverla schiacciare. Provaci con tutte le tue forze, ma non fare mai toccare le mani l'una con l'altra e quando senti di non potercela più fare butta fuori l'aria, e con lei la tristezza, le delusioni, i sensi di colpa, le arrabbiature. Tutto. Tutto quello che di negativo da troppo tempo ormai soggiorna indisturbato dentro te. Urla. Così che venga fuori, che non possa, ancora una volta, trovare una scorciatoia. 
Butta fuori tutto quanto, prima che sia lui a farlo con te. 
E poi di nuovo..prendi fiato. Respira con leggerezza e torna a sorridere.

martedì 23 agosto 2011

Late night sex, smoking cigarettes.

Tanto, il tempo passato dall'ultima volta che si era sentita così. In verità non ricordava esattamente se si fosse mai sentita realmente a questo modo. Troppo sbiaditi ormai i suoi ricordi si potevano raccogliere tutti in una scatola da scarpe. 
Era tutto così confuso, annebbiato, come se anche i suoi pensieri fossero immersi in quella nuvola di fumo che sempre l'avvolgeva.
Inspirava lentamente. Voleva sentire il fumo scenderle nei polmoni e graffiarle dentro prima di buttarlo fuori con un mezzo respiro. 
Le piaceva stare lì seduta e guardare la vita scorrerle davanti agli occhi, come stesse guardando un film in bianco e nero, come se quella non fosse la sua di vita. 
Immaginava fosse appartenuta a qualcun'altro e si domandava cose ne avrebbe fatto se fosse stato al suo posto, ma così non era. E lei continuava  a stare lì, a buttar fuori fumo e ricordi, sapendo che no, quella non sarebbe stata ancora l'ultima sigaretta.

domenica 21 agosto 2011

Don't let those petals fall, don't let them fall on you.

E' quel pezzo di perfetta quotidianità che manca. 
Qui. Troppo caldo sulla mia pelle per poter pensare, per trovare le forze necessarie a tenere tutta questa tristezza lontano da me. 
Io. Troppo stanca e affaticata per poter reagire, per poter non lasciarmi andare giù. 
Tu. Lontano. Ormai troppo perchè il mio pensiero possa raggiungerti e sussurrarti all'orecchio ancora una volta: " Grazie..".
VOLARE.TORNARE.PARTIRE.LASCIARE ANDARE.
Ecco, lasciare che tu parta, che con te parta un pezzo di me. Lasciare ancora il puzzle incompleto e, cosa più difficile ASPETTARE. Si, aspettare che tutto torni a posto.

lunedì 8 agosto 2011

Whe the sun goes down.

Stanchezza e umidità. Ti soffocano, ti sfiniscono.
Guardi fuori dal finestrino la notte che tutto mette a tacere, persino quella voce insistente che urlava: " No, no, no, no.." ha smesso di martellarti in testa.
Chiudi gli occhi. Un respiro profondo, quasi a voler riemergere da tutta quella tristezza.
Via. Il profumo di zucchero bruciato per le strade.
Via. I brividi del fresco della mattina.
Via. Le tegole che scricchiolano sotto la mouchette ad ogni minimo movimento.
Via. Il retrogusto dolciastro dopo un pasto un po' troppo piccante.
Via. I sorrisi di cortesia e l'imbarazzo di chi tra tante culture non sa descrivere la propria.
Via. Le strade affollate.
Via. La speranza di incontrarsi.
Via. L'odore della pioggia sul prato.
Via. La dolcezza di un muffin appena riscaldato.
Spogliarsi, pezzo per pezzo, di tutto quello che era vita quotidiana, lasciare tutto lì a giacere per terra, così che non sia più vita, ma ricordo.

venerdì 22 luglio 2011

domenica 17 luglio 2011

Non è per sempre.


Un sorriso. Un paio di occhi. Mani che si intrecciano. Vite che si rincorrono. Se ne stava lì. lei. Spettatrice e curiosa osservatrice di queste storie che aveva incontrato quando ormai l’età della spensieratezza e delle corse nei campi dietro il vento era finita.
Guardava con bramosia di conoscere ed immaginava come potessero essersi svolte le vicende senza poter chiedere, senza averne conferma.
Epoche diverse si susseguivano davanti al suo sguardo che come catturato la tratteneva lì.
Un istante ed anche lei si sentiva parte di quel pezzo di storia immortalata. Lei. Nata nell’oggi, ma figlia del passato.

domenica 10 aprile 2011

Monologhi a due.


<< ho sempre saputo di non essere forte. Ho sempre saputo, sin dal giorno in cui per la prima volta l’amore ha bussato alla mia porta, di non essere in grado di gestire tutte queste emozioni che porta con se.
Piccola e immatura.
Così mi reputava mia madre quando entrando nella mia stanza mi trovò con lui. Me lo ripeté così tante volte nei mesi successivi che alla fine me ne convinsi.
Ero piccola, troppo ed immatura, troppo, per conoscere il valore effettivo dell’amore e di quel che comporta. 
Il disonore della famiglia.
La pecora nera.
La vergogna sulle bocche della gente.
Questo mi disse mio padre quando rimasi in cinta del sesso occasionale.
Ed ancora piccola ed immatura, forse questa volta anche un po’ stupida quando decisi di abortire. Se non lo avessi fatto, l’avrebbe fatto il disprezzo sul volto dei miei genitori e allora sarei morta io.
Istinto di sopravvivenza.
Così lo aveva chiamato la psicologa del riformatorio. Mi ero macchiata e mai sarei potuta essere di nuovo pulita come prima.
Non serve scappare.
Mi ha gridato lei prima che il treno partisse.
Piccola ed immatura.
Avevo confermato di esserlo e ne ero consapevole. Ora sono seduta qui, 20 gli anni passati dalla prima volta in cui avrei dovuto crescere, avrei dovuto diventare più forte. Invece no .
Piccola e immatura.
Piccola,  immatura e non ancora pronta ad essere madre.>>

domenica 27 marzo 2011

Una gerbera arancione.


Svegliarsi un po’ indolenziti. Rimanere abbracciati fino a che si è ancora assonnati. Poi alzarsi, un bacio fugace, latte e caffè, un biscotto, di quelli al cioccolato però, perché oggi è domenica e la domenica si può.
Una gerbera, un gerbera arancione, dello stesso colore del sole e un ricordo fugace.
Estati passate a rincorrere le nuvole spettatrici dello scorrere del tempo; prati immensi in cui giocare a nascondino e spaventarsi all’incontro di qualche piccolo essere sconosciuto con chissà quale storia da raccontare.
< Portami al mare >
< cosa?>
< Portami al mare!>.


domenica 9 gennaio 2011

Nascondigli.


Vaniglia e cioccolato, quell’odore così familiare, carico di ricordi, di volti e di vecchie ferite ricucite con una sigaretta tra amiche. Prendi la borsa che hai trovato svuotando gli scatoloni del trasloco, non credevi che esistesse ancora, né che qualcuno l’avesse spedita con il resto delle cose. La apri, ci frughi dentro sicura di dove cercare, apri una tasca interna e fai scorrere il dito appena sotto la cerniera in modo tale da far sollevare la stoffa che in un momento d’ingegno remoto avevi accuratamente tagliato per creare un’altra tasca alternativa, ma soprattutto non accessibile agli altri.
Infili dubbiosa la mano, inizialmente non puoi credere a ciò che le tue dita stanno toccando, è ancora là, dopo tutti questi anni, dopo tutti gli inverni passati; estrai il pacchetto ammaccato e lo guardi rigirandotelo tra le mani. Lo apri e il profumo sprigionato dalle sigarette ti inebria le narici riportandoti indietro negli anni a quando quella era la tua unica via di fuga.
Ne prendi una, la porti alle labbra, la accendi, inspiri profondamente e senti il fumo scenderti nei polmoni raschiandoti dentro. Per un istante è come se avessi ancora sedici anni.

martedì 21 dicembre 2010

Merry Xmas.


A volte mi chiedo se il nostro destino non sia già scritto da qualche parte per opera di chissà chi. Noi, semplicemente, ci limitiamo, a nostra insaputa, a metterlo in pratica. Mi chiedo anche se la storia si ripeta e se sia destinata a farlo all’infinito. Per quel poco che ho vissuto credo proprio che sia così; perciò eccomi qui pronta a ripetere un azione già vista fare da altri, il pavimento invisibile sotto la moltitudine di scatoloni buttati per terra e i primi fiocchi fuori dalla finestra che cadono al suolo quasi fossero ballerini di una danza incantata. Eh si, quest’anno credo che tocchi proprio a me fare l’albero!

venerdì 17 dicembre 2010

Partire


È arrivato il momento, so bene che è difficile lasciare tutto quello che hai qui, dove ti sei sempre sentita a casa, e partire, prendere il necessario e lasciarsi tutto alle spalle. Tutti questi visi familiari, le loro voci, i loro modi di fare, da domani tutto questo sarà solo un flebile ricordo che porterò con me ovunque questo viaggio mi porterà. Ormai dovrei esserci abituata, non è la prima volta che si chiude un capitolo e se ne apre un altro, ma stavolta credo che sia diverso, decisamente diverso, stavolta quello che mi aspetta non è proprio dietro l’angolo, non potrò voltarmi e tornare al punto di partenza, no, non potrò farlo.
Un ultimo sguardo alle pareti della mia stanza, prendo il bagaglio a mano che è accanto a me sul letto e che sembra incoraggiarmi ad andare, a non indugiare oltre, mi alzo dal letto riluttante, sono tutti all’ingresso, aspettano solo me. Un’occhiata fugace a quegli occhi che ora sono tutta la mia forza, il motivo per cui lasciare qui una parte di me, la bambina con le treccine e la ragazza magrolina dai tipici lineamenti del sud cresciuta tra superstizioni e detti, per andare in contro alla donna che diventerò, lontana dalla sua patria, ma con accanto l’amore della sua vita.
Mia madre mi si avvicina, sono quasi più fuori che dentro, ma lei mi blocca per un braccio, mi fissa intensamente negli occhi, capisco chiaramente che sta per piangere, i suoi di occhi sono fin troppo lucidi, reduci da una resistenza forzata.
<< riguardati, spero che la vostra nuova casa sia accogliente >>
la guardo come se ad un tratto i ruoli fossero invertiti, io devo sostenere lei.
<< siamo già andati a guardarla, è bella, piccola ma in due ci si sta bene >>
<< fossi in voi inizierei a cercarne una un po’ più grande, magari per tre o quattro >>
la guardo perplessa, non capisco cosa le possa far credere una cosa del genere, lei nota il mio essere accigliata e mi spiega abbozzando un sorriso di scuse.
<< vi ho sentiti ieri sera, e la notte prima e ancora quella prima..>>
<< mamma lo sai che non è educato origliare?? >>
la interrompo sbigottita.
<< infatti non stavo origliando, le pareti qui sono molto sottili..e comunque ti vedo cambiata..>>
<< mamma tutti quanti noi cambiamo..è colpa del tempo che passa >>
annuisce consapevole di saperla lunga. La bacio sulla fronte aspirando il suo odore, l’odore di casa, chiudo gli occhi per non rovinare quel momento. Gli riapro, nulla è cambiato.
<< ci sentiamo presto >>
le sussurro.
<< buon viaggio >>
mi augura. Dopo di che mi volto in direzione della porta e con un grande sospiro che lascia trapelare troppo dolore valico l’ingresso e mi lascio tutto dietro. Tutto quanto.
Lui mi cinge le spalle con un  braccio e io abbandono la mia testa nell’incavo del suo collo