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giovedì 25 luglio 2013

Questo è delirio. Delirio puro.

Mi chiedo se sia possibile concentrare tutto il proprio odio su di un'unica persona. Mi chiedo, più che altro, se questo sia naturale. Io non credo. Non credo proprio. Insomma, non dovrebbe essere possibile, non si dovrebbe permettere alla gente di provare una dose così consistente di disprezzo. Il corpo umano è troppo fragile per così tanto odio, ma la mente, la mente no. La mente può ed è lì che sta la fregatura. Ti odio. Ti odio con tutta me stessa. Con ogni singola mia cellula, con ogni respiro che mi tiene in vita. Credo anche che un odio così forte non possa che derivare dal suo opposto, altrettanto forte. Evidentemente il mio corpo è in grado di discernere le due cose e quando dovrei dire di amarti alla follia, invece dico di odiarti a morte. La mia mente?Beh..la mia mente non è neanche capace di concepire emozioni così potenti, se ne tiene prudentemente alla larga. Non ha nessuna intenzione di scoppiare come fa il cuore ogni qualvolta tu mi degni della tua presenza. Troppo sciocco l'uno, troppo prevenuta l'altra...e io? Io oscillo tra due opposti laceranti.

giovedì 20 dicembre 2012

Am I asleep,am I awake,or somewhere in between?

Mercuzio.
Me lo immagino pallido, con un viso angelico dai riccioli d'oro e due occhi blumare incastonati,  però me lo immagino un po' anche come te, con il tuo modo di stare al mondo.

Gli uomini in calzamaglia sono qualcosa che non dovrebbe essere legale. Ora capisco perchè ce ne sono pochi e perchè quei pochi la calzamaglia se la mettano solo nelle loro stanze chiuse con gli specchi alle pareti.
E' uno di quegli indumenti che è sconsigliato da indossare se vuoi nascondere qualcosa, perchè non ne è proprio capace. Anzi.
E' tutto lì, in bella vista e gli occhi delle donne ringraziano di tanta sinuosità, di così tanta perfezione.
E ti verrebbe quasi da allungare una mano e provare a raggiungere, in uno slancio di coraggio, e sfiorare appena la solidità di quel fascio di muscoli tesi, in completa armonia con il resto del corpo. 

domenica 16 dicembre 2012

Tizelle.

[Post in ritardo, causa arbitrario sciopero della connessione.]

La mia dea interiore è tre giorni che balla la samba, ininterrottamente. 
Ha due stelline al posto delle pupille che brillano radiose e si crogiola  in questa apparente soddisfazione. E' proprio contenta lei, sì, perchè per la prima volta ho preso in mano le redini della situazione.

Ho fatto un respiro profondo, ho digitato velocemente 16 parole, ho selezionato il suo nome e ho premuto il tasto invio.
Ho ripreso a respirare e a far fluire ossigeno nei polmoni, mettendo via ancora più velocemente il telefono. Giusto in tempo, prima che me ne pentissi.
"E sempre il giorno sbagliato per parlare con la gente. O forse è sbagliata la cosa in sè" Ho pensato.
"Non sarai mai dell'umore giusto per questo, quindi tanto vale farlo oggi!" Mi ha suggerito la mia cara e "premurosa" dea.

L'attesa? Snervante, ovviamente.
Ho aspettato. La mia mente si è affollata come una fermata della metro la sera e sembrava di essere al circo o ad un incontro di pugilato, dipende dai punti di vista.
Niente è più efficace del fare contro il pensare.
Con finto interesse mi sono tenuta affaccendata nelle mie solite faccende.
Ti dì.
" oh merda". Tendo a diventare scurrile quando sento il panico che si insinua dentro me silenziosamente, come un gatto.

2. Due ore dopo lo guardavo seduto con le gambe incrociate davanti a me, con la sua solita tranquillità, chiedendomi se fosse possibile che da lui si trasmettesse a me, senza che noi, poveri mortali, ce ne accorgessimo. Il panico era sempre all'erta, lo sentivo solleticarmi alla base del collo, ma ero stranamente sicura , "oddio" sicura. Sicura del motivo per cui ero lì e mi sono chiesta, inspirando, come faccia ad avere sempre questo buon profumo. Di bucato appena fatto, anche dopo tutto questo tempo.

Mi sono persa. Sì, mi sono decisamente persa tra le sue parole. Sfiorata appena dal freddo, non avevo bisogno di concentrarmi per ricordarmi di non smettere di respirare e di non dire frasi sconclusionate, fino a che mi sono accorta di aver perso la sensibilità delle dita dei piedi e in parte anche di quelle delle mani.
E con ancora più stupore mi sono detta che non mi importava. Ero lì. E c'era anche lui.
Non avrei scambiato quel momento neanche con tutte le coperte del mondo.

< E' stata una bella serata>
è a questo punto che lei, la mia dea, ha iniziato a ballare la samba con le stelline agli occhi. 
E io non ho potuto che sorridere.

Ora però basta, diamine, sta diventando snervante!
Non ne vuole proprio sapere di smetterla.

martedì 21 agosto 2012

Do you want to go to the seaside?

Ti vorrei qua.
L'ho scritto così tante volte durante quest'anno che alla fine me ne sono convinta.
Se tu ci fossi stato, sarebbe stato diverso.
La perfezione.
Un tavolo con quattro gambe, che non ha bisogno di libri per stare in piedi. Peccato che però non tutte le gambe abbiano lo stesso colore.

Ti vorrei qua.
Lo ripeto ancora e stavolta ne sono davvero convinta perchè so per certo che serviranno ancora libri per tenere in piedi quel tavolo.
Una gamba di un altro colore, ecco cosa sei.

Eppure, eppure io ti vorrei qua, adesso. Per sapere che se ti cerco, ti trovo, se allungo la mano, ci sei e non solo nella mia mente; non solo ricordo, ma realtà.

sabato 2 giugno 2012

You'll disappear one day.

Voglio pace e tranquillità. Voglio equilibrio e sicurezza. Voglio i brividi sotto la pelle e il caldo abbraccio del sole. Voglio poter perdere il fiato dall'afa. Voglio silenzio e buio. Voglio non dover pensare. Voglio non dover sentire la nostalgia, la mancanza, il vuoto. Voglio non sapere di essere lontana. Voglio poterti odiare. Voglio avere la forza di fare i conti con i ricordi. Voglio riempirmi gli occhi con il tuo sorriso. Voglio semplicemente non dovermi render conto del tempo che passa. Della distanza che aumenta.

domenica 12 febbraio 2012

Just to see you smile.

[Bisogna solo capire quando è il momento adatto per andare via. Senza indugi. Semplicemente alzarsi e andare via.]

Se ne stava lì. Da sola. Con gli occhi persi nella schiuma del mare che furiosamente si infrangeva contro la scogliera. Se ne stava lì. Ferma. Ad osservare, come se la cosa non la riguardasse, come se tutto quello che le accadeva intorno non la sfiorasse minimamente. Aveva deciso per una volta, per questa volta, che sarebbe semplicemente rimasta lì, a guardare, un po' come al cinema davanti ad un film che ti sembra di aver già visto centinaia di altre volte.
Un passo avanti e il nulla l'avrebbe accolta in un caldo abbraccio. Formicolio nei piedi, nelle mani, che lentamente avvolge e tormenta ogni arto. Un passo avanti come desiderasse entrare a far parte di quel film. Visto e rivisto. Una vita come tante altre. Vento tra le dita tremanti e salsedine sulla pelle. Freddo che si insinua tra le ossa, ma non voler andare via. Un passo avanti. Un abbraccio. Un sorriso. O forse solo vertigini e mal di testa.

[ Stavolta decide lei.]

lunedì 26 dicembre 2011

Up all night.

Taci. Ti prego taci. 
Smetti di parlare, di buttar fuori notizie, dettagli, aneddoti sulla tua vita di cui io non so nulla e, ti supplico, lasciami nella totale ignoranza.
Non penso sia una richiesta eclatante o impossibile; guarda, ti mostro io come si fa. Segui il mio esempio, unisci le labbra, serra i denti e tieni ferma la lingua. Vedi? E' semplice. Non ci vuole molto ad imparare. E' rilassante per te e per le mie orecchie stressate da tutte le tue inutili e vuote parole. Scommetto che anche tu adesso stai meglio. 
Invece di parlare sempre perchè non provi ogni tanto ad ascoltare? Perchè, invece di sovrastare e mettere a tacere, con la valanga di sillabe che pronunci, il tuo senso di disagio non provi ad ascoltare ciò che ha da dirti?
Magari potresti anche capire che alla fine non è così malvagio, ci potresti persino andar d'accordo se solo tu la smettessi di muoverti e di gesticolare freneticamente come un automa impazzito!
Te lo chiedo ancora una volta, per favore, taci.

martedì 20 dicembre 2011

What if?

Non starmi così vicino. Mi togli il respiro. Non ho più la percezione del battito del mio cuore, ma il tuo, quello lo sento bene, quasi come pulsasse sangue nelle mie vene. Non vi è altro rumore. Non un suono, solo il tuo cuore che batte vigoroso e accellera. Accellera a dismisura e io fatico a stare al suo passo. In affanno come lamine affilate quel po' d'aria che riesco a rubarti raschia le pareti dei miei polmoni. Allontanati, ti prego. Lascia che io possa riprendere il controllo del mio corpo. Va via. 
Freddo, nonostante le tue mani esplodano di calore. Ghiaccio tra le dita e sul mio collo. 
So già che non reggerei la portata dei tuoi occhi traboccanti di felicità.
[Instabile. Ti lascerei strapparmi il cuore e trafiggerlo lentamente. Non farebbe poi così male. cit.]

domenica 18 dicembre 2011

I found myself in Happiness.

In un momento di smarrimento ho chiuso gli occhi per non dover sopportare ancora la luce e ho cercato di ricomporre il mio animo sfatto. Ti ho visto. Quasi fossi reale. Eri lì, ed eri proprio tu con quel tuo sorriso timido appena accennato sulle labbra, e le fossette sulle guance. Gli occhi semichiusi che mi scrutavano nella penombra. 
Non vedevo me, ma sapevo di esserci. Ero contenta, sollevata che la tua sola presenza potesse alleviare così tanto facilmente quello che io invece portavo dentro me come un fardello, il cui unico scopo era quello di ostacolarmi.
Ero al sicuro. Sotto le coperte. Per un attimo anche io ho sorriso ed ho avuto paura di farti del male perchè io stessa ero fonte di male, di quello stesso male che non mi lasciava la possibilità di respirare senza affanno.
Ho creduto davvero che potesse essere reale.
[Dovevo decisamente essere frebbricitante.]

mercoledì 14 dicembre 2011

You can break everything I am.

[ Ci sei dentro e per quanto possa esser scomodo non hai alternative.]
Il tocco incerto di quel dito sulle tue labbra che leggero ne disegna il contorno, quasi avesse paura di strapparne la pelle secca. Il pulsare del sangue nelle vene che riecheggia nei tuoi arti quasi fossero stanze buie e vuote e l'incapacità di reggere quello sgaurdo.
Avresti voluto poter fuggire. Semplice. Alzarti e andare via, ma non c'era alcuna via di fuga. Non potevi anche stavolta semplicemente tergiversare e cavartela con poco. Alzare i tacchi e andartene lasciando tutto così come era, senza badare troppo alle condizioni nelle quali lasci le cose dietro te. Stavolta non potevi chiudere nessuna porta. Non potevi abbassare lo sguardo. Non potevi fare nulla che avesse potuto in qualche modo essere il tuo riparo sicuro, caldo, accogliente.
Eppure nulla si è mosso. Statue immobili, come immersi in una realtà che nulla ha a che fare con il reale; è stato come trovarsi e dirsi addio nello stesso istante.

lunedì 21 novembre 2011

Stop the tape and rewind.

Prima uno, poi l'altro. Giù la cerniera al lato e via sfili lentamente i due stivaletti. Appoggi appena il palmo del piede sul freddo del pavimento e rabbrividisci.
Finalmente un po' di sollievo. Distendi le dita una ad una fino a riacquistarne la completa sensibilità. Provi un paio di passi e quasi perdi l'equilibrio. Come se ti avessero tolto la terra sotto i piedi. Barcolli. Barcolli nel buio spostandoti incerta fino ad accasciarti nell'angolo, fra la porta e il muro. Un formicolio ti prende e invade le appendici del tuo corpo. Troppo debole per contrastarlo cerchi di scacciarlo con la sola forza di volontà, ma rimani inerme. Ormai non più padrona di te stessa accogli il sonno che placa ogni cosa.

domenica 21 agosto 2011

Don't let those petals fall, don't let them fall on you.

E' quel pezzo di perfetta quotidianità che manca. 
Qui. Troppo caldo sulla mia pelle per poter pensare, per trovare le forze necessarie a tenere tutta questa tristezza lontano da me. 
Io. Troppo stanca e affaticata per poter reagire, per poter non lasciarmi andare giù. 
Tu. Lontano. Ormai troppo perchè il mio pensiero possa raggiungerti e sussurrarti all'orecchio ancora una volta: " Grazie..".
VOLARE.TORNARE.PARTIRE.LASCIARE ANDARE.
Ecco, lasciare che tu parta, che con te parta un pezzo di me. Lasciare ancora il puzzle incompleto e, cosa più difficile ASPETTARE. Si, aspettare che tutto torni a posto.

lunedì 4 luglio 2011

Unknown


Cammini sul marciapiede. Ti guardi intorno impaziente. Osservi chiunque ti passi di fianco per essere sicura che lui non ci sia, ed ogni volta che sospetti che possa essere in quel gruppetto là o tra quei due ragazzi, inizi a respirare a fatica, diventi quasi paonazza e abbassi lo sguardo per evitare di dover incrociare il suo.
Un leggero venticello soffia attraverso i tuoi capelli, fino al collo, ti fa rabbrividire. Rialzi lo sguardo e ti manca l’aria. Lui è lì. Di fronte a te, ma non ne sei sicura, il buio rende difficile distinguere bene la gente. Eppure c’è qualcosa che ti dice che sia lui. Una sensazione. Del disagio.
I vostri sguardi si incrociano. Percepisci la sua presenza ed è come se tacendo ti stesse chiedendo se davvero sei tu. Ti imponi di respirare regolarmente e abbassando la testa confermi i suoi dubbi.
Dopo il buio, più di prima. Tu e lui. Tu seduta sulla panchina sotto gli alberi e lui di fronte a te in piedi. Distoglie lo sguardo dalle tue mani incrociate in grembo e vieni incuriosita da un bagliore; i suoi occhi che riflettono il pallore della luna sono l’unica fonte di luce. Si avvicina e impercettibilmente sfiora la tua guancia con due dita. Brividi, brividi e ancora brividi che ti percorrono.
Il suo calore, il suo profumo, la sua voce, no, tu non esisti..e le sue labbra sulle tue, appena appoggiate. Impresse per sempre. No..tu non esisti. Non più. Non per me.
Un filo sottile tra sogno e realtà, tra arte e quotidianità. Così sottile da esser confuso e da confondere.

mercoledì 20 aprile 2011

Go on.

Stando qua posso vedere ogni cosa.
Se mi concentro riesco a vedere le lacrime nei tuoi occhi che ti offuscano la vista. Le gocce sui rami spogli degli alberi alla sera, dopo la pioggia, quando ormai tutto tace. Posso percepire questa mia fedele compagna che è sempre qui, abita le mie viscere. Poi c'è la tua indifferenza che alimenta le mie stupide illusioni e allo stesso tempo prosciuga la mia speranza. Ancora. Il suono di quel pianoforte un po' stonato e il miagolio di quel gatto alla ricerca di una carezza. La tua voce e le sue guance. Il mio sorriso e il tuo tacito rifiuto. In questa sera vuota in cui fermarsi vuol dire farlo per sempre.

domenica 13 febbraio 2011

Stop it baby.


Forse dovrei smettere di parlare agli oggetti come fossero persone, come se potessero rispondermi. Dovrei smettere di dire al microonde la mattina di riscaldarmi il latte ancora un po’ perché qui fa sempre più freddo, dovrei smetterla di dire alle molliche di non cadere perché so che dopo non mi va di raccoglierle, dovrei smetterla di dire al divano quanto sia scomodo perché tanto il mal di schiena mi viene comunque! Dovrei smetterla di dire al tempo di aspettare, perché tanto lui corre lo stesso, dovrei, dovrei.. ma io continuo a parlare loro aspettando che un giorno, magari, uno di loro mi dica di smetterla!

martedì 4 gennaio 2011

Don't give up. Don't give in.

AVVERTENZE: questo post è stato ispirato in un momento della mia vita non proprio sobrio, quindi se ha poco senso o se ci sono errori vi chiedo di passare avanti senza troppi indugi. Grazie. LaFeniceBianca.


Questi momenti qua. Quando sai di non essere felice, ma c’è questa felicità che ti avvolge in un caldo abbraccio. Stupida. Questa felicità è davvero stupida. Quando tutto intorno a te è fermo ed è in silenzio, ma c’è questo continuo ondeggiare che ti prende e queste risa miste alla musica che ti circondano e ti sbattano di qua e di là. Troppo alta la musica. Troppo vuota la stanza. Quando tutto è al buio e invece ci sono queste luci che ti abbagliano. Veloci e insistenti. Quando qualsiasi cosa che ti venga detta è divertente. Quando la testa è colma di pensieri che viaggiano liberi di fondersi e confondersi, di dare un senso diverso alle parole, di immaginare situazioni improbabili. In questi momenti qua l’unica cosa che sei in grado di fare è ridere. Ridere perché altro non si può fare.

sabato 18 dicembre 2010

A little bit stupid.


La stupidità dell’uomo è illimitata. Ecco. La gente fa così tante stupidaggini che a volte non se ne rende neanche conto. La vendetta, per esempio, è una cosa stupida. Il mio rimanere qui, nonostante tutto è una cosa stupida. Il sorridere sempre e comunque è una cosa stupida. La concezione che la felicità sia solo un qualcosa di provvisorio è una cosa stupida. Il mio continuare a pensare, sta diventando una cosa stupida. La gente dovrebbe fare meno cose stupide e io dovrei smettere di dire stupidaggini.

sabato 27 novembre 2010

Eresie.


Non puoi prendere un pezzo di cielo e metterlo qua davanti ai miei occhi. Non puoi rincorrere le nuvole e aspettare il loro arrivo per venire da me. Non puoi volare tra le stelle e portarmene una, la più bella, la più luminosa. Non puoi parlare alla luna, non puoi dirle quanto il desiderio ti stia corrodendo l’anima. Non puoi catturare il vento e sussurrargli le parole che vorresti dirmi e ordinargli di venire a riferirmele. Non puoi fonderti con la pioggia e sgusciare nei miei pensieri. Tu non puoi fare tutte queste cose, ma io si.